A me non mi spetta, a me non mi compete

Sapete, nessuno oggi in Italia oserebbe dire che è contro l’inclusione scolastica. Ci mancherebbe!
Poi però ti fai un giro sui gruppi Facebook dove approdano le famiglie di ragazzini disabili a chiedere aiuto e consiglio, oppure sei un genitore di un figliolo neuroalternativo o sei nel giro delle famiglie di pargoli diversamente sani, e cominci a capire che in Italia, a scuola, ci puoi mandare impunemente solo figlioli di sana e robusta costituzione, capaci di cavarsela da soli in ogni situazione e senza problemi di apprendimento.
Diversamente, te la stai andando a cercare.

Perché vostro figlio con disabilità lo potete pure mandare a scuola, se proprio volete, ne ha diritto eh, ‘nziamai!, ma sappiate che là dentro non gli daranno da mangiare se non è capace di farlo da solo, non gli cambieranno il pannolone e non gli puliranno il culo se non sa farlo da solo, non spingeranno la sua carrozzina per le uscite se non sa camminare da solo, non modificheranno i loro programmi di gite in luoghi dove non può andare, dionescampi gli dovesse servire un farmaco durante l’orario scolastico, che non si faccia venire crisi epilettiche o ipoglicemiche eh!… etc etc…
Lo sport nazionale non è più il calcio, è lo scarico di responsabilità, tutti hanno paura pure delle loro ombra ormai, e sembrano convinti che non fare niente sia il modo migliore per evitare guai e scocciature (e sì che Ponzio Pilato non mi pare che sia andato in Paradiso).

Ai docenti non spetta e non compete, il personale ASL o OEPAC è pochissimo se mai c’è, i collaboratori scolastici si rifiutano anche se la legge dice che l’assistenza alla persona spetta a loro, i dirigenti spesso tirano a campare e non vogliono mettersi in urto col personale…
Già il personale è sempre meno, perché alla scuola si possono tagliare i fondi a gogò e la gggente quando va a votare si vede che se lo scorda o non glie ne importa molto. Se poi i pochi che restano si rifiutano di fare siamo der gatto. Quindi tocca o organizzarsi come famiglia per supplire, oppure sperare nella fortuna di trovare qualcuno di buon cuore e disponibile, e non c’è niente di peggio di un paese che per far funzionare qualcosa deve affidarsi al buon cuore e al volontariato invece che al rispetto delle leggi e delle persone e a servizi bene organizzati.

Quindi alla fine nessuno è contro l’inclusione scolastica, tutti a parole sono per i bimbi tutti assieme a scuola ma quasi nessuno sembra disponibile a fare concretamente quello che serve per farceli stare, a scuola, quelli come i nostri, e magari pure con la dignità intatta. Insomma tutti a tifare per l’inclusione ma alla fine ti fanno sentire parecchio scomodo, ti fanno fare il giro delle sette chiese in ginocchio per risolvere problemi che non dovresti risolvere tu ma loro, e paradossalmente sono sempre più genitori di bambini disabili che dicono “ma sai cosa? Fanculo questa inclusione, forse non sarebbe così male avere di nuovo le classi speciali, almeno sarebbero bene organizzati per i nostri figli!”.