Eccheccavolo

Educare all’inclusione ed all’accettazione non è facile come pensa molta gente. Non è facile perché non basta insegnare due o tre principi melensi, richiede di abbandonare molti luoghi comuni, domandarsi continuamente il significato di quel che si sta dicendo, analizzare le parole, avere voglia e tempo di mettersi lì a spiegare concetti non così scontati, che a volte sembrano cozzare contro il senso comune o ci cozzano proprio (quando il senso comune è quello stile Serracchiani).
L’educazione all’inclusione non ha niente a che vedere con imparare a dire buongiorno e grazie o sedersi composti a tavola, ed ecco perché potete trovare bambini apparentemente educatissimi ma che poi sono delle zappe quando si tratta di confrontarsi con la diversità. Bambini che non si fanno problemi a definire “somara” una bambina dislessica, perché magari lo hanno sentito dire genericamente dagli adulti educanti della loro vita, o gli adulti si sono dimenticati di spiegargli che ci sono molti motivi per cui una bambina non legge…

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