Famo a capisse

Il problema della lingua italiana è avere poche parole per descrivere ampi ventagli di situazioni. Così noi usiamo espressioni come “voler bene” o “amare” un po’ per tutto, pure a sproposito, perché sennò pare brutto.
Dovremmo invece metterci d’accordo sul fatto che “voler bene” a qualcuno, per esempio, significa prima di tutto vedere ed accettare come è quella persona lì, veramente. E per il resto, per quegli strani sentimenti stentati e monchi che non riescono a fare manco questo minimo sindacale, trovare un’altra parola, completamente diversa, per chiarezza.
Così magari non dovreste più insultare la mia intelligenza cercando di convincermi che quelli che continuano a cercare di normalizzare le mie figlie vogliono loro tanto bene. Almeno questo eh.

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