Le gioie della vita (da Aspie)

Il momento più bello della mia giornata, di qualunque giornata, è quando finalmente posso togliermi le scarpe ed il reggiseno.
Ed una delle verità assolute che ho imparato nella mia vita, è che niente ti rovina una giornata come le mutande sbagliate.
Sono seria.
Per persone come gli autistici, che hanno quasi sempre una ipersensorialità tattile (oltre a tutte le altre) è faticoso, fastidioso, a volte doloroso, sottostare al contatto fisico. Ora, il contatto fisico con gli altri esseri umani, alla fine si può riuscire ad evitare. Ma il contatto fisico con i vestiti… no.
A meno di non chiudersi in casa e darsi al naturismo domestico (cosa che qualcuno fa).
Il problema del contatto con i vestiti è che solitamente voi vi mettete un vestito, ne registrate la presenza addosso lì per lì, e poi dopo un po’ non ci pensate più. I sensi si abituano, è un meccanismo naturale. Per me non è proprio così. Io i vestiti li sento sempre. Se una cosa poi mi sta un po’ scomoda, non riesco a farmela uscire dalla coscienza, una parte della mia CPU cerebrale è sempre lì a soffrire per il fastidio. A volte soffre parecchio. Ho acquistato molte cose in vita mia che poi non ho mai messo, perché il tessuto non riuscivo a sopportarlo oltre i 5 minuti in realtà, o il modello mi rendeva i movimenti scomodi. A volte è un fastidio costante, a volte può diventare un dolore o un malore vero e proprio. Durante le mie gravidanze le ipersensibilità aumentavano sempre, per via degli ormoni, e potevo sentirmi male anche per un reggiseno di microfibra, manco fosse un corsetto di stecche di balena da dama vittoriana. E proprio come a una dama vittoriana mi mancava il fiato e mi sentivo svenire, letteralmente, e dovevo togliermelo. Le famose pancerine da gravida che “aiutano tanto a sentirti comoda” io l’ho cassate dopo i primi giorni, mi sarei infilata più volentieri in una vergine di Norimberga. Negli anni ovviamente ho comprato molte scarpe col tacco, illusa, e poi le ho date via praticamente inutilizzate. Alla fine ho fatto pace con me stessa e porto sempre scarpe da ginnastica, pantaloni da ginnastica, felpe da ginnastica, reggiseni da ginnastica.
E pensare che sono la persona più pigra del mondo 
Attenzione, le cose qui sopra che riesco a mettere non sono proprio “comode” per me, nella maggior parte dei casi sono *sopportabili* per qualche ora.
E poi un posto speciale nel mio cuore è sempre per le Birkenstock. Le porto anche ai matrimoni.
Molte ragazze e donne autistiche vengono considerate un po’ maschiaccio anche perché vestono abiti di taglio maschile (come l’Aspergirl)… ma secondo me non è tanto una questione di carattere ed espressione di genere, quanto di comodità: i vestiti da uomo sono invariabilmente più comodi di quelli da donna, e di migliore qualità. Puro cotone e lana vengono usati più spesso che nei vestiti da donna. Tutte le forme e le cuciture sono studiate per dare agio ai movimenti e non infastidire… al contrario della maggior parte dei vestiti da donna, studiati più per l’aspetto che per la comodità. Non meraviglia che io a 12 anni mi considerassi già femminista: mi sentivo già decisamente… costretta dal ruolo femminile 
Una cosa di cui sono molto grata alla tecnologia è la creazione, in questi ultimi anni, di abiti e biancheria “tecnologici”, sempre più comodi. La microfibra è la salvezza dell’ipersensorialità autistica, a volte. Ah, le meraviglie dei collant morbidi! Dei reggiseni senza ferretto o cuciture! E gli stivali in tessuto elasticizzato! Le sneakers sdoganate come scarpe da tutti i giorni! La mia vita è diventata più facile, grazie a queste cose. 

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