L’insostenibile leggerezza del fare

Oggi sto facendo una di quelle cose necessarie, magari persino gratificanti, ma faticosissime. Sto pulendo casa.
E non è faticosissimo a livello fisico, almeno non per me, è faticosissimo a livello mentale.
Perché siccome che so’ Asperger, ho difficoltà a gestire più stimoli sensoriali insieme, e non ho memoria di lavoro. Cioè non ho quel particolare tipo di circuito di memoria con cui gli esseri umani riescono a risparmiare energie mentali facendo certe cose, abituali o semplici, in automatico. No, io non riesco a lavare i pavimenti soprappensiero, pensando ad altro… io li devo lavare con la concentrazione di un neurochirurgo alle prese con un’operazione, in ogni momento, consapevole di ogni mio più piccolo gesto, macchiolina sul pavimento, mattonella, fuga di mattonella, ed ogni variazione rispetto al programma. Va da sé che il pavimento dopo sarà pulito come una sala operatoria, ma a che prezzo… E questo vale per più o meno qualunque cosa faccia. Il multitasking ovviamente è esponenzialmente faticoso, non so voi ma io non riesco a fare qualcos’altro mentre opero su un emisfero cerebrale… E’ sempre per questo motivo che reagisco male quando vengo interrotta, pure se sto solo raschiando una pentola con la paglietta. Le persone di solito riescono a portare sullo sfondo l’attività di pulizia della pentola, facendola senza pensarci troppo, mentre parlano con l’interlocutore. Io faccio fatica. Chi mi guarda pensa che sia un’appassionata di pentole e pagliette profumate al limone, e invece no, sono un’Asperger. Posso fare bene una cosa alla volta. E la devo fare bene, anzi benissimo.. Quando sto guidando non posso parlare. Quando sto parlando, non posso ascoltare. Quando sto ascoltando, non posso guardare (sì, a voi sembra che non vi stia ascoltando perché ho distolto lo sguardo da voi, invece è proprio lì che mi sto concentrando su quello che dite).
Se una cosa richiede procedure in sequenza è, di nuovo, faticoso: la sequenza operativa che la casalinga normalmente disperata fa senza pensarci, tirar fuori l’aspirapolvere, collegarlo alla presa, srotolare il cavo, iniziare a passarlo sul pavimento, nel mio caso assurge al dettaglio di un film in 3D HD dolby surround, mentre ripeto mentalmente la sequenza giusta, tirar fuori l’aspirapolvere senza urtare nulla, quale sarà la spina più comoda, quale la migliore strategia motoria per chinarsi a mettere la spina, da che lato della stanza cominciare, come orientare il muso dell’aspirapolvere per arrivare fino al più piccolo granello di polvere che intravedo nell’angolo con la mia famigerata vista laser…
No, non sto scherzando, funziona proprio così. Il mio cervello non smette mai di pensare, elaborare piani d’azione per tutto, procedure, controlli di procedure, contare gli oggetti nell’ambiente, valutare quali sono a posto e quali no etc. E tutto nel salotto buono della mia coscienza, mica nel retrobottega della memoria di lavoro.
Non credo sia strano che a fine giornata io sia stanca morta, di una stanchezza particolare.
Non c’è bisogno di dire che da quando sono nata ad oggi, sono stata etichettata spesso e volentieri come “nata stanca”, perché sì, mi stanco molto a pensare ad ogni cosa che faccio, anche la più banale, tutto il giorno, senza interruzioni. Adesso so che quelli che mi ritengono una gran sfaticata probabilmente se si ritrovassero con un cervello che funziona come il mio scapperebbero urlando dopo mezza giornata. A volte scapperei anche io dopo mezza giornata, tutto sommato. Siccome non posso scappare da me stessa, torno a pulire il pavimento di là, almeno sfrutto in modo pratico la situazione…

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