Operazione Lunala

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Lunala è un Pokemon leggendario, protagonista di un videogioco che l’Aspiebaby agogna e che le è stato promesso per quando avrà finito di curarsi un paio di antipatiche cariette.
Tra mia figlia e Lunala, dunque, c’è il dentista. Anzi, la dentista, perché la nostra è una dentista, giovane, preparata (fondamentale), simpatica (altra cosa fondamentale), disponibile (assolutamente fondamentale pure questo) e che ha capito che qui, con questa Aspiebaby, ci vuole una strategia e tanta pazienza.
Perché l’Aspiebaby ha la fobia di qualunque procedura medica, fobia che condivide con l’Aspergirl, e rende uno sbarco in Normandia pure l’andare a fare un semplice controllo di salute… figuriamoci un vaccino o andare dal dentista.

E quindi è nata Operazione Lunala, nome non ufficiale per tutte le procedure e strategie per riuscire a curare queste due carie all’Aspiebaby, aiutandola a superare ansia e panico, senza dover ricorrere all’anestesia generale (inutile che fate quella faccia, si fa eccome in casi del genere, quando serve). Un pokemon leggendario per un’impresa che resterà nella leggenda.
Abbiamo iniziato prendendo appuntamenti settimanali con la dentista. Una volta a settimana, con cadenza regolare, in modo che diventasse una cosa più consueta, che si creasse un’abitudine, qualcosa di più familiare. Ad ogni appuntamento, si ripete il rituale: i dentini vengono spazzolati, puliti, esaminati, ed in questo modo si inizia a prendere confidenza con i vari strumenti. Se uno strumento si rivela proprio avversivo, si mette da parte per ora, si cercano alternative. Pian piano, ogni volta, si riesce a far familiarizzare l’Aspiebaby con qualche procedura un po’ più “invasiva” della volta precedente, e si va avanti, piano e senza strappi. Chi va piano, va sano e va lontano.

Bisogna fare attenzione ai tempi d’attesa, che per una piccola Aspie (ma pure per un’Asperger più grande) sono quelli che fanno montare l’ansia: il cervello parte per conto suo e una volta che l’ansia è sopra i livelli di guardia resta poco da fare. Quindi, prevenire: noi non entriamo nello studio del dentista fino a quando non è proprio il nostro turno, niente più sala d’attesa. Siamo lì vicino a caccia di pokèmon o a bere un succo di frutta al bar, e appena è il nostro turno ci chiamano al cellulare per avvisarci, entriamo e andiamo dritte alla poltrona.
La dentista spiega. Spiega tutto: cos’è quello strumento, a cosa serve, glie lo fa toccare, provare su un’unghia o su un dito così si rende conto che non è niente di ché, poi chiacchiera mentre lavora, le chiede di collaborare, si ferma appena Aspiebaby segnala che sente male o disagio, e poi di nuovo spiega e chiacchiera, chiacchiera per distrarre la piccoletta, chi l’avrebbe detto che per fare il dentista devi essere un po’ cabarettista? L’Aspermom è presente in un angolo, cercando di aderire il più possibile all’intonaco e farsi tappezzeria, per non interferire (o meglio, per non farsi dire che interferisce), oppure ogni tanto azzarda una battuta o un massaggio leggero ai piedi per distrarre almeno un po’ Aspiebaby da quello che sta succedendo nella sua bocca. Se Aspiebaby inizia a stancarsi troppo, inizia a piangere… si valuta se è il caso di fermarsi, oppure si cambia per un attimo lavoro, si fa un’ultima cosa, qualcosa che magari darà la scusa per rivedersi la settimana prossima.
E così andiamo avanti, una settimana dopo l’altra, senza mai forzare troppo la mano. Si naviga un po’ a vista, si corregge la rotta, dopo ogni appuntamento ci si dice cosa è andato bene e cosa no, in modo da non ripetere gli errori. Ogni volta un piccolo progresso, un regalino inaspettato per motivarla, un sacco di complimenti, un po’ più vicini al traguardo Lunala.

Tanto poi c’è poco da riposare sugli allori, finito con il dentista toccherà alla visita oculistica con goccine di atropina per vedere il fondo dell’occhio, e lì che m’invento??
No, decisamente non mi annoio mai.

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