In verità, in verità vi dico…

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Un giorno sono andata a trovare i miei zii con l’Aspiebaby, che allora avrà avuto due o tre anni. Una tombolotta adorabile e sfiancante.
Chiacchieriamo del più e del meno, anche del fatto che a casa mi tocca stare con tremila occhi aperti perché questa come mi giro cerca di salire sulle sedie per affacciarsi alle finestre, per strada si butta sotto le macchine per gioco, cerca di scendere dallo scivolo al parco dal lato privo di parapetto etc. etc. etc. insomma non sto mai tranquilla, MAI.
Se c’avete piccoli Aspie terremotini, senza alcun senso del pericolo, sapete di cosa sto parlando. Se non ce l’avete, mi risponderete come mia zia che mi disse più o meno che lei con due figlie e varie scale in casa non aveva MAI dovuto usare un cancelletto, e non era successo mai niente. Insomma un po’ come dire basta avere l’atteggiamento più tranquillo e le cose vanno più lisce, non succede niente di grave.
Io adoro mia zia, ma sul serio eh, non per dire, quindi ho sorriso e non ho detto niente. Poi mia zia  mi chiede se può portare l’Aspiebaby a fare una passeggiata fuori in campagna mentre io mi riposo in casa, ed io ovviamente dico di sìììììì, perché ogni momento di rifiato (mio) è prezioso.
Tempo 20 minuti e mia zia torna con l’Aspiebaby saldamente tenuta per mano e gli occhi difori e mi fa “Serena, ma questa cerca di buttarsi giù dai dirupi!”.
Eccerto, cosa ti ho detto finora? 
Ma non mi credete mai, quando ve le racconto. Non mi crederei manco io, lo ammetto eh, se non ci fossi passata. Penserei “Eeeeh, che esagerata”. E invece.

Il problema del non essere creduti come genitori quando spieghiamo come funzionano i nostri figli è un grosso problema. Per noi e per i nostri figli.
Perché noi genitori ci sentiamo costantemente sotto accusa, accusa di essere delle chiocce irrimediabili, di essere noi a tenere i nostri figli ancora dipendenti e non autonomi, di essere gente che non regge la normalità etc etc… in pratica siamo la Cassandra della situazione, che annuncia (possibili) sventure, non viene creduta e deve star lì a guardare tutto che va a rotoli senza poter manco dire “ve l’avevo detto”, perché poi pare antipatica. Anzi, è sempre e comunque tutta colpa nostra. 
Io lo vedo, quando parlo dei miei figli ai consigli di classe, che i prof non riescono a crederci fino in fondo, a quel che dico. Lo vedo nei loro occhi e soprattutto poi nei loro comportamenti con i miei figli, appunto. Cerco di trovare le parole, gli esempi per spiegare loro ma niente, non li ho ancora trovati temo. O forse la mentalità corrente è che una madre è poco attendibile per definizione, quando parla dei propri figli, cercherà sempre di scusarli e quindi non va creduta.
E i nostri figli si ritrovano in guai più grossi di loro perché vengono fraintesi, giudicati e non aiutati nelle loro reali difficoltà. Spesso i risultati sono meltdown, chiusura sociale, fuga da situazioni, crollo dell’autostima.

Insomma, datece retta un po’. Il beneficio del dubbio almeno. “ma fammi vedere un attimo se queste mirabolanti incredibili cose che dice questa qua sono almeno un po’ vere”.
Lo sono, giurin giurello. Quando vi spiego come funzionano i miei figli, lo faccio anche per voi. E vi posso assicurare che l’esperta mondiale in materia sono io. Fidatevi, vi risparmierete anche voi un sacco di rogne.

Se per esempio vi dico che l’Asperboy va in grossa grisi per il rumore continuo, per le luci troppo forti… credetemi. Anche se a voi non fanno questo effetto, anche se vi sembra impossibile che si possano avere crisi di nervi solo per un po di rumore e di luce. Non sono una madre che cerca in ogni modo di giustificare comportamenti maleducati del figlio, sono una che prova a spiegarvi come funziona un autistico. Provate a vedere la differenza di comportamento se lo portate in un’aula tranquilla, se chiudete un po’ quella serranda in classe, se usa cuffie per il rumore, se può uscire dalla stanza e camminare in un corridoio tranquillo ogni tanto, se vi interessate al suo mondo personale. Potreste scoprire che non è un ragazzino stranamente bizzoso e distratto, che dice di no a priori a tutto, che ogni tanto ha momenti di inspiegabile (inspiegabile per voi) rabbia, potreste scoprire che è un ragazzino che vuole solo tanto essere un bravo ragazzino, non dare problemi a nessuno, dimostrare quello che vale a scuola, conoscere le persone e farsi conoscere. Se solo non dovesse sprecare tante energie solo per controllare il disagio dovuto all’ipersensorialità e all’ansia di non essere compreso.

Il primo passo insomma è darci un po’ di fiducia. Anche perché siamo tanto stanchi di non essere veramente mai creduti.

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