Punti di vista

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Tempo fa mi trovavo ad una riunione con varie persone, ed è stato proposto un “tema” da affrontare che mi metteva veramente a disagio. Ho iniziato a sentirmi male, mi veniva da piangere, da scappare, ho temuto veramente di perdere il controllo. Non sapendo cosa fare per tirarmene fuori, mi sono messa “a fare l’autistica”, come dico io. Cioè mi sono messa ad allineare per colore dei pennarelli che avevo sul tavolo davanti a me, provando varie combinazioni e cercando di trovare quella più gradevole e con un criterio logico migliore. Mi sono accorta che facendolo mi sentivo molto meglio, così ho continuato a farlo, mi sono calmata e sono arrivata in fondo alla riunione.
Che senso ha allineare dei pennarelli colorati in modo da comporre qualcosa di gradevole? Per molti, poco o nessun senso. Per me, è stato fondamentale. I pennarelli servono per fare composizioni di oggetti? No, servono per colorare, ma me sono serviti per altro. Ed è stata una cosa ottima.

Uno dei capisaldi degli interventi che cercano di aiutare i bambini autistici a funzionare meglio, diciamo, è il cosiddetto “gioco funzionale”. Cioè un gioco che ha uno scopo e che utilizza correttamente gli oggetti per lo scopo per cui sono creati, secondo le istruzioni diciamo. Gli autistici, si dice, fanno gioco “non funzionale”. Non sanno fare gioco funzionale. Nei libri che trattano l’autismo trovate spesso scritto che gli autistici compiono azioni prive di scopo e significato, e il gioco non funzionale viene considerato come non desiderabile, qualcosa da eliminare se possibile, ridurre il più possibile, per sostituirlo con il benedetto gioco funzionale che invece insegna tante cose. Gioco funzionale a gogò.

Ora, che determinate attività siano prive di scopo e significato è un’affermazione tipicamente tipico-centrica. Se lo chiedete a un autistico, vi dirà che per lui quell’attività ha perfettamente senso, e probabilmente che gli piace e lo fa sentire bene. Quello che non vi dirà, probabilmente, perché è una personcina educata, è che se non capite a cosa serve una cosa, questo non significa che quella cosa sia priva di senso. Significa solo che voi non riuscite a capirlo, questo senso. Ma fatevi du’ domande in più, e poi le risposte non datevele da soli, che vedi sopra come finisce, fatevele dare da una persona autistica magari.

La necessità di gioco funzionale anche per gli autistici non è qualcosa che intendo contestare qui, quello che intendo contestare è la pretesa superiorità del gioco funzionale sul gioco non funzionale, e soprattutto la necessità di far prevalere quello funzionale cercando di far sparire quello non funzionale. Il gioco non funzionale, come mostra l’esempio dei pennarelli, ha funzioni eccome. E’ qualcosa di divertente per la mente autistica. Ad esempio serve a stabilizzare la persona, ad esplorare la realtà in modi diversi, aiuta a focalizzarsi, a volte è una specie di delicato massaggio riequilibrante ad un sistema nervoso messo a dura prova da un ambiente non adatto. Se togliete le azioni apparentemente non funzionali ad un autistico non lo fate migliorare, lo impoverite in realtà. Gli togliete degli strumenti di autoregolazione emotiva e cognitiva. Gli togliete una buona fetta della sua capacità e possibilità di divertirsi e provare gioia fine a sé stessa. Ok, d’accordo, dobbiamo insegnare ai nostri bambini a funzionare meglio, ad avere abilità sociali, ad avere la capacità di essere autonomi in più cose possibili. Ma dobbiamo anche insegnargli ad essere felici, a provare gioia, a trovare modi di sentirsi bene e funzionare anche emotivamente, consolarsi quando non stanno bene. Le nostre azioni apparentemente prive di significato e scopo servono a questo.

Esistono vari approcci che insistono sull’insegnamento e sull’uso del gioco funzionale, e come ho detto non voglio affatto far sparire dal panorama il cosiddetto gioco funzionale . Il problema per me è che il troppo stroppia. Quando si pensa che un bambino autistico debba fare sempre e solo gioco funzionale, che ogni momento di gioco non funzionale, autistico, sia una perdita di tempo o addirittura un danno, qui secondo me non ci siamo. Alla fine è come se faceste lavorare una persona senza mai poter mollare, giocare, distrarsi, rilassarsi. Fateglielo fare, questo gioco funzionale, per un tot di tempo al giorno, ma poi lasciateli anche essere dei bambini a modo loro, come è per tutti i bambini. Mica li tenete sempre sul pezzo a imparare qualcosa, i bambini tipici, li lasciate anche “essere bambini” no?
Anche perché, non vorrei essere la solita guastafeste della situazione, ma se per caso pensate che questa del gioco funzionale o no sia una guerra contro l’autismo, sappiate che l’autismo non lo potete battere. Nemmeno i famosi approcci da 40 ore la settimana che vengono venduti come i più scientificamente provati ed efficaci in realtà sono efficaci sui sintomi core dell’autismo (non lo dico io, lo dicono proprio i loro studi). Aumentano la funzionalità dei bambini autistici, le performance cognitive, e va bene, ma questo non ha a che vedere con l’autismo in sé. Non è possibile farci smettere di essere autistici (e meno male, dico io!). Però è possibile farci diventare autistici piuttosto stressati e tristi, a furia di volerci “tipicizzare”. Quindi più che tentare di batterlo ed eliminarlo, provate ad allearvici. E imparare ad apprezzare anche la bellezza di gesti e giochi che creano benessere.

2 pensieri riguardo “Punti di vista

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