We get the job done!

Mothers

L’Aspiebaby è un osso duro. E’ tosta, è carina e coccolosa ma dietro quel faccino si cela una volontà di ferro. E soprattutto, un bel po’ di evitamento della richiesta. Non che l’Asperboy non abbia questa  caratteristica, ce l’ha pure lui, ma con sua sorella si raggiungono vette di evitamento sublimi: la creatura ha veramente praticato e perfezionato sin da piccola la tanatosi dell’opossum, l’improvvisa paralisi delle mani, la narcolessia fulminante, una capacità di temporeggiare che Quinto Fabio Massimo era un dilettante… Tutto, pur di sottrarsi alla richiesta. E se si insiste, va solo peggio perché l’ansia aumenta e si passa all’opposizione belligerante. Con ragazzini come lei, non funziona scornarcisi direttamente: hanno la capa tosta, più tosta di voi. Non fate gare di resistenza con un autistico, in queste cose, non finirebbe bene. Rischiate che si cristallizzi un’opposizione insormontabile. Bisogna aggirare l’ostacolo, trovare modi indiretti, sgombrare il campo da distrazioni per poter selezionare gli stimoli efficaci a dirigere l’azione, oppure usare proprio delle tecniche di distrazione per non far capire che si sta dirigendo l’azione, insomma bisogna essere astuti creativi e flessibili, perché se il pargolo si accorge che siete voi a guidare la situazione, che non ce l’ha lui il controllo, questo potrebbe innescare di nuovo ansia e alla fine un’opposizione più tenace.

In altre parole, in queste situazioni io devo riuscire a portare i miei figli dove voglio io senza che se ne rendano conto, devono credere che ci sono arrivati di loro spontanea volontà o quasi. Bisogna avere in mente chiaro l’obiettivo, elaborare un piano, applicarlo con un bel po’ di calma e gesso. Sono diventata una specialista addestrata in questo, e mi aggiorno continuamente cercando idee spunti e metodi utili un po’ ovunque. E’ questione di sopravvivenza qui.
E chiariamo bene una cosa: a me non importa se non ottengo quello che voglio semplicemente schioccando le dita e i miei figli obbediscono come soldatini, il mio orgoglio non ne risente affatto se non avviene proprio così ma devo giostrarmela in altri modi. A me importa di arrivare al risultato. E’ quello che conta, per il loro bene e anche per la mia autostima.

Per esempio siamo, anzi no, sono riuscita a far lavare i denti all’Aspiebaby la sera, e senza grossi scontri. E non è una cosa facile, mai stata. Per lei lavarsi i denti è difficile per questi motivi. In più è stata assillata in passato di richieste sempre più pressanti e scorrette, con tentativi di spaventarla, con reazioni stizzite ai suoi rifiuti, con discorsi confusi che non capiva che l’hanno ulteriormente fatta chiudere a riccio. Associare la pulizia dei denti alla minaccia di carie e dentista non è una buona idea, per esempio, perché siccome l’Aspiebaby ha la fobia di qualunque procedura medica, accostare ripetutamente nei discorsi il lavaggio dei denti a qualcosa che la terrorizza ha l’effetto di farle rifiutare pure quello. Non ne vuole nemmeno sentir parlare.

E quindi, io, non glie ne parlo. Cioè: le cose non glie le dico, non glie le chiedo, che ai suoi orecchi sarebbe una replica e un richiamo immediato a tutte le volte che le sono stati fatti discorsi irritanti e ansiogeni. Io uso il suo canale preferito, quello visivo, e agisco indirettamente per quanto è possibile. E sta funzionando.
Ho iniziato predisponendo il campo di battaglia a mio vantaggio, e cioè ho sgombrato la zona del lavandino da più oggetti (= distrazioni) possibile, lasciando solo sulla mensola l’occorrente per lavarsi i denti: contenitore con spazzolini, dentifrici, bicchiere per l’acqua, ed una sequenza di immagini selezionate ad hoc appiccicata allo specchio.
Poi mi sono occupata dell’arsenale e munizioni, ed ho comprato uno spazzolino gradito, con testina molto morbida, ed elettrico, così anche la disprassia non la intralcia troppo. Ho trovato dopo varie prove un dentifricio con sapore di caramella al lampone, di grado alimentare, che può anche mandar giù e non è un problema.
E infine, la tattica di ingaggio: si fa subito dopo mangiato, non al momento di andare a letto che è troppo stanca. E soprattutto la mossa vincente: non le chiedo di venire a lavarsi i denti, cosa che innescava sempre rifiuti e malumore, no, arrivo da lei con in mano lo spazzolino e glie lo consegno dicendo “dai andiamo a fare ‘sta cosa”. E lei, incredibile, fin dalla prima volta che ho provato si alza e mi segue senza fare storie.
Poi alla specchiera del bagno è incollata la sequenza di foto plastificate delle varie fasi, quindi c’è poco da spiegare a voce, e lei non deve tenere a mente a cosa fare nell’ordine corretto, è la sequenza che se lo ricorda per lei.
Io lì accanto ne approfitto per lavarmi  i denti pure io, così è un momento condiviso, lei vedendomi viene rinforzata nell’azione, e… anche io supero la mia difficoltà a lavarmi i denti. Magari si chiacchiera pure ed è un momento condiviso. Lo inserirei nel quality time tra genitore e figlio, seriously. Lei sente che mi sto occupando di lei in prima persona, e che mi piace farlo. Le piace questo.

Altra cosa che si affronta anche – ma non solo, lo so – con il metodo indiretto e “visuale” è la selettività alimentare. L’Aspiebaby è selettiva sul cibo, come tanti bambini autistici. Nei periodi di stanchezza e stress, ancora di più, restringe sempre di più il numero di cose accettate e darle da mangiare qualcosa diventa veramente un rompicapo. Se si cerca di imporle di mangiare cose che non conosce o che conosce ma non vuole, parte l’opposizione. Così, uso questa tecnica: non lo faccio mangiare a lei, manco glie lo propongo, lo mangio io seduta accanto a lei a tavola. Lei mi vede mangiare una cosa nuova, o una cosa nota ma che lei non ha nel piatto, e… mi chiede di assaggiare magari. E magari le piace. Se non si sente obbligata si tranquillizza, e la sua curiosità naturale esce fuori. Ha assaggiato e gradito così cose che non avrei mai creduto, tipo polpette di verdura, o salmone con riso e piselli, cous cous, falafel… A quel punto ci scambiamo i piatti, lei mangia il mio appetitoso pranzetto e io, sigh, mangio la sua pasta in bianco…
Ma intanto, missione compiuta.

2 pensieri riguardo “We get the job done!

  1. Quella del cibo l’ho imparata anche io. Non propongo, mi limito a mangiare e chi vuole assaggia. Se l’avessero fatto anche con me da piccola avrei imparato prima a sperimentare.

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