Cassandra, quella vera

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In un post di poc’anzi raccontavo come nel mondo anglosassone si siano inventati un disturbo affettivo causato dal vivere con un Asperger, e lo abbiano chiamato disturbo di Cassandra.

Non ho capito perché, visto che essere affettivamente deprivati non c’entra una mazza con Cassandra, che era una figura tragica, non ridicola come questo disturbo inventato a tutto vantaggio di gente vittimista e con poca voglia di mettersi in gioco con la neurodiversità, e soprattutto perché la Sindrome di Cassandra è qualcosa che semmai hanno spesso i neurodiversi che vivono in mezzo a neurotipici, non viceversa. Ed è una cosa molto diversa. E vengo a spiegarmi.

Cassandra era la principessa troiana, figlia di re Priamo, che rifiutò le proposte indecenti del dio Apollo. Siccome a quanto pare Apollo era uno che prendeva il rifiuto con stile e maturità, da vero ̶u̶o̶m̶o̶ dio, per vendicarsi le fece un regalo avvelenato: la capacità di profetare, di vedere il futuro, e al tempo stesso non essere mai creduta da nessuno. Una cosa che il revenge porn in confronto pare robetta.

Ora, qual era in definitiva la capacità e la condanna assieme di Cassandra? Quella di vedere quello che gli altri non vedevano. E da lì capire cosa sarebbe successo. Ecco, è qualcosa con cui molti di noi neurodiversi hanno familiarità: la nostra capacità di vedere i dettagli della realtà, quelli che pochi notano, la nostra capacità di intercettare quelle che un mio amico definisce “le anomalie nella trasmissione”, la nostra capacità di vedere schemi e collegamenti là dove la maggior parte delle persone vedono caos o dati alla rinfusa, questo ci permette di formulare previsioni piuttosto attendibili su cosa sta accadendo e accadrà.

E nessuno ci crede. Siamo quelli esagerati. Siamo quelli che si inventano cose, che si preoccupano troppo. Guardate che una parte dell’ansia che contraddistingue la vita delle persone neurodiverse deriva anche da questo: dal fatto che noi sappiamo che qualcosa di non bello succederà, magari, e siamo soli in questa consapevolezza. Può essere etichettato come intuito, ma per citare Sherlock: le intuizioni non sono cose da ignorare, rappresentano dati processati in modo troppo veloce perché la mente cosciente possa comprenderlo. E la mente di un’Aspie a volte va anche troppo veloce. 

Ne ho avuta un assaggio molto chiaro quando l’Asperboy aveva 8 anni, e sono iniziati ai problemi a scuola. Io vedevo chiaramente che c’era una progressione in questo, che ci stavamo avvicinando al punto di rottura, che dovevamo sbrigarci a trovare una soluzione, far presto… provavo a dirlo e venivo trattata malamente da madre ansiosa e iper protettiva. Attorno a me erano tutti occupati a considerare importanti cose come la frequenza scolastica, i compiti rimasti indietro, e io correvo da uno all’altro come Cassandra deve aver fatto la vigilia del sacco di Troia, dicendo: ma lo volete capire che se questo bambino crolla, e sta per crollare, ‘sti compiti der cazzo saranno l’ultimo dei nostri problemi??? Niente, era come essere circondata da idioti, da Troiani ubriachi che festeggiavano, da gente che non vedeva quello che vedevo io. Com’era possibile che non vedessero?
Un giorno mio figlio torna a casa da scuola dopo l’ennesimo episodio sgradevole, esplode nell’ennesima crisi e si chiude in camera, e io vedo qualcosa in lui, qualcosa che ancora oggi non so definire, ma lo vedo, mi giro verso mio marito e gli dico: stavolta non è come le altre. E infatti mio figlio da quel giorno non è rientrato a scuola per i due mesi successivi, li ha passati quasi tutti rintanati dentro un sacco a pelo (a maggio) e con supporto farmacologico solo per andare avanti senza attacchi di panico. E io a tormentarmi per non essere riuscita ad aiutarlo, a fermare il disastro. Ed è una sensazione che mi capita spesso di provare, e mi fa star male, mi tormento come se la colpa fosse mia.

Perché la condanna di Cassandra è questo: che non è una donna felice, e nemmeno serena, nel suo essere consapevole. Ma non è nemmeno incazzata, come forse dovrebbe essere con tutti quelli che non le danno retta. Se fosse incazzata forse vivrebbe meglio, ma no. Cassandra vive nel dolore di vedere la rovina che arriva, e di non poter aiutare chi ha attorno. E’ una figura tragica perché in qualche modo ci prova sempre, ad avvisare gli altri, e si tormenta pensando che dipenda da lei, che se riesce a dire le cose in modo più “giusto”, se magari insiste di più, le daranno retta, gli altri. Tipo una Greta Thunberg del XII secolo a.C., già. Ma non è così, non dipende da lei, dipende dagli altri. Gli altri che sono come minimo miopi rispetto a lei, o comunque vedono meno schemi e collegamenti, e però sono tanti e si fanno forza di questo, si confermano i loro bias, si rassicurano che la loro miopia in realtà è la vera vista corretta. E la volta dopo non ti crederanno lo stesso, di nuovo. Anzi, sarai la menagrama della situazione, non l’avevi previsto, al massimo l’avevi gufato.

Quindi essere Cassandra, con il super potere autistico di capire cosa sta per succedere, non è affatto una figata, sappiatelo.

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