Grazie di niente

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Cantami o diva dell’enorme difficoltà di leggere un libro scritto per aiutare le persone Asperger ma da una persona NON Asperger, senza mettersi a tirar giù tutte le divinità norrene del calendario ogni due pagine…

Ho letto un libro. Un libro di counseling per coppie dove uno dei due è Asperger. Non vi dirò il titolo del libro, preferisco evitare querele, ma vi spiegherò cosa mi fa uscire dai gangheri di questo tipo di libri… perché alla fine oh, so’ tutti uguali, dove ti giri ti giri, te le tirano fuori le stramaledizioni…

Cominciamo col dire che quasi tutti i libri che ho letto sugli argomenti autismo e Asperger collettivamente non riescono a non usare terminologie preistoriche come “affetti da Asperger”, “soffrono della sindrome di Asperger”  etc., e non ce la fanno proprio a non menzionare ogni due per tre i deficit e le mancanze e le incapacità dell’Asperger (e solo quelli eh) o a leggere come difetti quelle che sono caratteristiche positive o perlomeno neutre… Ormai ho elaborato una tecnica per resistere, recito come un mantra dentro di me la frase “cerca di prendere quello che c’è di buono e vai avanti, cerca di prendere solo quello che c’è di buono e vai avanti…”, però ci sono situazioni dove non c’è mantra che tenga e alla fine invochi Odino che li strafulmini e Montezuma che li mandi a meditare sul trono di porcellana…

Intendiamoci, chi ha scritto il libro di cui parlo si sente molto ben disposto nei confronti della neurodiversità, perché non è che vi dica in faccia “voi Asperger siete ‘na manica di pessime persone insopportabili e piene di difetti”, anzi la premessa è che il nostro modo di essere è diverso ma non inferiore, assolutamente no, giurin giuretta. Però poi si inizia ad andare più nel dettaglio e guarda caso, aho’, i problemi di coppia so’ sempre colpa nostra.

In sostanza, è un libro scritto da una prospettiva fieramente neurotipica, che spiega come i partner neurotipici poverini subiscano un sacco di mancanze da parte degli Asperger deficitari, mentre non viene considerato seriamente nemmeno una volta, manco per ipotesi, che ci possano essere concrete mancanze o incomprensioni nell’altro senso. Si riportano spesso le lagnanze nt, ma non si ascolta mai la voce di un Asperger, il suo punto di vista. Eppure che il problema della relazione tra neurotipici e neurodiversi sia quello di un deficit *reciproco* di ToM mi pare abbastanza assodato. No, invece. Quello che deve cambiare e cercare di colmare i suoi conclamati deficit di comunicazione, comprensione, disponibilità, socialità, umanità in sostanza, è sempre e solo l’Asperger della coppia. Ci manca solo che in fondo al libro ci mettano una pagina da ritagliare e incollare per costruire un cappello da asino da metterci in testa e l’operazione capro espiatorio è completa.

C’è una sezione dove questo mi è stato chiarissimo, ed è dove è elencata una serie di preziosi suggerimenti per prevenire il cosiddetto “disturbo da deprivazione affettiva Cassandra”, entità nosografica allegramente inventata che sarebbe la grave deprivazione affettiva patita, ovviamente, dai membri NT di una famiglia a causa delle incapacità del familiare Asperger. Da una parte vengono listati i suggerimenti per il partner neurotipico, dall’altra i suggerimenti per il partner Asperger. Bene, i suggerimenti per il neurotipico sono di uscire con gli amici, andare a fare corsi, coccolarsi alle terme, indulgere nei propri interessi, comprarsi qualcosa di carino, insomma volersi tanto tanto bene e fare un po’ il cavolo che ti pare. I suggerimenti per l’Asperger sono tutti, ma tutti eh, del tipo “dire all’altro che lo ami”, “avvisare se non torni”, “fare complimenti al partner” “abbracciare l’altro” “tenere un diario per scrivere i sentimenti”. Cioè in sostanza: per far funzionare le cose il neurotipico poverino deve volersi bene e compensare quel che gli manca nella coppia folleggiando là fuori, non  che debba fare qualcosa per l’altro, è chiaro che fa già abbastanza tenendoselo; l’Asperger di contro non ha diritto a qualcosa di adatto a sé in questa relazione, perché già è tanto che l’altro lo sopporti ancora, ma anzi deve sobbarcarsi una serie di doverosi compiti  nei confronti dell’altro, per rendere meno duro vivere con lui/lei. L’onere è tutto suo.
Cosa cazzo c’entri Cassandra in tutto questo poi non si sa, ma si vede che il nome aiutava il marketing.

Sorvoliamo poi sul fatto che appunto, la lista di deficit e di mancanze dell’Asperger è quella dei più triti e ritriti stereotipi in materia, che sembra un destino inevitabile in tutti i libri del genere, e veniamo a un’altra cosa che mi ha colpito: leggendo l’elenco di tutti i comportamenti tipicamente Asperger che secondo questo libro causano deprivazione emotiva e problemi nella coppia, mi è venuto il dubbio che l’Asperger della situazione non sia io, ma mio marito. E no, vi assicuro che l’Asperger diagnosticata sono sicuramente io. Secondo me il motivo sta nel solito annoso problema  che in realtà di solito non si conosce e riconosce il profilo femminile dell’Asperger. Si parla di Asperger ma in realtà si ha in testa più il profilo maschile. Cioè chi ha scritto questo libro in realtà ha esperienza soprattutto con coppie dove l’Asperger è l’uomo, quindi con il profilo maschile dell’Asperger – perché sono in schiacciante maggioranza gli uomini ad essere stati diagnosticati finora – ma soprattutto confonde un po’ le caratteristiche. Cioè, permettetemi di citare un luminare dell’autismo, che a fronte di una signora che si lamentava che il marito era secondo lei Asperger perché era taciturno, si dedicava al proprio sport preferito con costanza e non voleva andare per vetrine assieme a lei e cose del genere, le rispose “signora, suo marito non è Asperger, suo marito è un uomo!”.  Diagnosi inoppugnabile, direi. In altre parole qui, per un problema di composizione del campione esaminato, si stanno confondendo le cose ed attribuendo alla sindrome di Asperger anche problemi di coppia e lamentele che in realtà sono dovuti almeno in parte alle differenze di vedute, comportamenti ed esigenze tra uomini e donne, più che tra neurodiversi e neurotipici. Possono essere acuiti in una coppia in cui il lui di turno è anche Asperger, ma sono diffusissimi tra le coppie neurotipiche. Solo che mentre le coppie neurotipiche hanno a disposizione fior di libri in cui si consiglia di comprendersi, venirsi incontro e trovarsi a metà strada da esseri umani civili e ragionevoli, le coppie neurotipico/neurodiverso hanno a disposizione libri come questo in cui si dice che il neurodiverso è lo stronzo handicappato emotivo della situazione e deve darsi da fare e “normalizzarsi” per rendersi accettabile come partner. Non fa ‘na piega.

Ora, non vi sto dicendo che vivere con un Asperger sia necessariamente facile, o che non abbiamo responsabilità di nessun tipo, o che non esistano Asperger stronzi, in entrambi i generi. Sto dicendo che questo tipo di libri ha un bias grosso come una casa, e non aiuta le persone autistiche, e in fondo nemmeno quelle neurotipiche, alla lunga. Perché non promuove comprensione e rispetto reali, e reale parità all’interno di una coppia. Rappezza le cose in un modo miope e sbilanciato che sulla lunga distanza ha un prezzo.

Io un libro così lo trovo peggio che abilista e paternalistico (cose che è), lo trovo razzista, detta proprio pianamente. Si ha razzismo quando valuti una persona non per quel che è, per la sua realtà, per le sue capacità e difetti, ma per la sua appartenenza una categoria a cui attribuisci caratteristiche negative sulla base di preconcetti concepiti a tuo comodo per sentirti superiore. Io sono una donna Asperger e non mi riconosco manco pe’ gnente nello stereotipo di persona anaffettiva, incapace di comprensione, di attenzione per i bisogni dell’altro etc. che riciccia sempre fuori quando si parla di autismo, soprattutto in libri come questo. Tutt’altro, io come molte persone Asperger che conosco, mogli e maTri soprattutto, mi faccio il mazzo da una vita per rendere felici le persone attorno a me, per prendermi cura di tutti, per intercettare bisogni e desideri. Mi sono adattata anche parecchio, in un mondo che spesso dimostra molta più rigidità e incapacità di comprendere di me, e meno male che l’autistica sono io. Quindi vorrei essere giudicata per ciò che sono e faccio, e aiutata nelle mie difficoltà specifiche nel caso, ma guardando tutto il quadro complessivo, e non essere inserita ad cazzum in una categoria infarcita di stereotipi ignoranti, per il comodo di chi non vuole mettersi in discussione e capire che siamo veramente diversi ma non da meno, non sono solo parole.

C’è qualcosa da salvare in un libro del genere? Poco, e non so se valga la pena dello sforzo di passar sopra bias e stronzate. Forse davvero, in fondo ci possiamo rovinare benissimo la vita anche senza questo tipo di cosiddetto “aiuto”.

Un pensiero riguardo “Grazie di niente

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