‘O miracolo

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Signori, stasera a casa mia si è verificato uno di quegli allineamenti planetari che se  c’erano ancora i Maya la fine del mondo non ce la levava nessuno: sono riuscita a mettere a tavola tutta la famiglia per le otto, ciascuno con un piatto di roba cucinata davanti. E ciascuno con una cosa diversa, va da sé. Ma soprattutto, appunto: cu.ci.na.ta!

Facciamo un passo indietro: io sono non solo autistica, che già basterebbe a complicare la vita quotidiana con deficit di funzioni esecutive, naaaah, come succede a molti autistici (per motivi anche qui genetici) ho anche accumulato abbastanza punti fragola da vincere una malattia autoimmune e un paio di altre malattie croniche. Che tradotto in parole povere significa: io sono stanca, signori. Sono così stanca che passo buona parte del tempo in casa a letto, e periodicamente crollo. Va da sé che le faccende di casa, con una malattia che si chiama “sindrome da affaticamento cronico”, le fai male, e se metti in fila fare du’ faccende, fare la spesa e poi cucinare, è un po’ come mettere in fila la scalata di tutti gli 8000 del mondo. Io non cucino davvero da molto tempo. Sono quasi arrivata a detestare questa incomprensibile pretesa dei miei familiari di voler mangiare tre volte al giorno. E tutti i giorni poi!

Eppure oggi pomeriggio sono andata, no, sono volata al supermercato, e ci ho passato un’ora buona nonostante le luci al neon e il rumore, compulsando pazientemente la lista che mi ero portata e rintracciando fino all’ultimo ingrediente. Poi sono tornata a casa e pensavo di crollare sulla soglia come classico e invece no, ho rimesso a posto la spesa e stasera infine, al momento giusto, ho indossato il grembiule e brandendo i miei coltelli da chef dall’aria minacciosissima ho messo insieme un menù sano, variegato, cucinato a puntino e persino impiattato bene.
Persino io mi sono stupita. Cos’è successo? E’ un miracolo e sono improvvisamente guarita? Manco per niente, infatti ora sono uno straccio, sono a letto mentre scrivo, mi fanno male varie parti del corpo e mi sento vagamente rimbambita per il sovraccarico.

No, il miracolo si chiama interesse assorbente. O speciale. Due parole che nel giro autistico detestiamo ma per ora  ci tocca tenercele perché non ce ne sono di più adatte e condivise per spiegare questo fatto. In poche parole, siccome ho sviluppato di recente un interesse forte per la cucina, grazie alla visione di video tutorial di ricette su Youtube, adesso l’idea di cucinare qualcosa per tutti e tutti i giorni non solo non è una maledizione quotidiana come prima, ma è diventato decisamente interessante, piacevole, e non più faticosissimo come prima. Per quanto possa sembrare assurdo, adesso le mie energie residue sono tutte convogliate lì, e quella cosa mi riesce bene quindi. Durerà finché dura l’interesse, ed io spero che duri tanto perché intanto voglio diventare brava ad affettare cipolle e maneggiar padelle come Gordon Ramsay, ma soprattutto perché finalmente è un interesse utile per la vita quotidiana della famiglia!

Per qualche motivo di carattere neurofisiologico, l’interesse è la molla, il propellente che mette in modo la motivazione a fare della persona autistica. Uno dei problemi del funzionamento autistico è proprio questo: che la motivazione per un autistico è essenziale, come la benzina per una macchina. Senza motivazione non si va, si funziona male, si è come più lenti, interiormente scoordinati, appannati, distanti. La capacità di una persona autistica di fare quello che non gli interessa è decisamente più limitata di quella di una persona neurotipica, direi, perché il fare è una questione, più che di volontà, di funzioni esecutive. Iniziare un’azione e portarla avanti senza mollare, superando anche la frustrazione, sono alla fine funzioni esecutive, e la motivazione data dall’interesse speciale funziona come uno sblocco, un’iniezione di energia per queste funzioni esecutive: le fa andare appalla proprio. O comunque meglio di prima, dai. E pare un miracolo.

Quello che conta è capire che una persona autistica funziona così: l’interesse assorbente è basilare, è vitale per aiutarlo a carburare e fare. Un autistico alle prese con il suo interesse assorbente può andare in iperfocus e non sentire fame stanchezza o dolori. Può trovare risorse inaspettate. Questo lascia spesso perplessi gli altri attorno, perché si chiedono come mai per leggere du’ pagine dei Promessi Sposi ci vogliano ore di preghiere e minacce, e poi si possano divorare libri e libri sulle tecniche per spaccare le noci. Capisco lo sconcerto, e a volte il sospetto che uno non si applichi perché non vuole. Ma… è così, che vi devo dire? Non lo facciamo apposta, noi funzioniamo così. Ci serve interesse per avere motivazione e motivazione per riuscire a fare tanto e bene.  Il problema è che l’interesse è come l’innamoramento, anzi è un innamoramento in un certo senso, e come quello non è sotto il nostro controllo. Ci si interessa e ci si innamora oltre la propria volontà. Potete provare a conoscere qualcosa e vedere se vi scatta l’interesse, esattamente come quando un benintenzionato amico vi presenta un tipo che potrebbe piacervi, ma non è detto che scatti qualcosa. Gli interessi sono quelli che sono, cose che abbiamo incontrato e per cui è scattata la scintilla. E quando finisce l’interesse è come quando finisce un amore, resta il vuoto e non c’è più niente da fare, è andato, non ti smuove più niente (certi amori però non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…ma è raro, ecco).
Ed è per questi motivi che agganciarsi agli interessi assorbenti per la didattica e un domani per l’attività lavorativa è fondamentale: se non potete batterli (e non potete) allora alleatevici. Lo so che a volte è difficile riuscire a trovare il collegamento, ma va fatto. Senza, vi fate gli 8000 senza ossigeno, io vi ho avvisato. Con l’interesse speciale coinvolto, si va avanti molto più spediti e si allargano gli orizzonti.
Forse potremmo chiamarli interessi miracolosi.

UPDATE: siccome ieri sull’aire dell’interesse per la cucina e spronata dal mio Gordon Ramsay interiore ho fatto la splendida superando ampiamente la mia razione quotidiana di energie disponibili… oggi sono a letto in full PEM (= post exertional malaise, o malessere post sforzo, una caratteristica della Sindrome da Fatica Cronica). Insomma i miracoli nella (mia) vita sono a breve scadenza. Vabbe’. Domani però mi rimetto ai fornelli!

2 pensieri riguardo “‘O miracolo

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