Lo zen e l’arte della maglia

knittedbuddha

Qualche tempo fa ho fatto vari test per valutare le mie funzioni cognitive. Sono andati tutti piuttosto bene, tranne uno: quello per le funzioni esecutive. Io ero convinta, giuro, di avere delle buone funzioni esecutive, e invece a quanto pare ho al massimo dei buoni meccanismi di compenso, a volte, ma sotto test specifico un criceto nella ruota è più focalizzato ed efficiente di me. La psicologa che mi stava facendo i test mi ha gentilmente rincuorato dicendo che in fondo un deficit delle funzioni esecutive fa parte del pacchetto Asperger, che ha tanti vantaggi per altri versi, ma lo stesso ci sono rimasta un po’ male… Immaginate che sia come un po’ avere un’auto potentissima, ma non riuscire a fare mai nella giusta sequenza i gesti di accensione, frizione/acceleratore, innesto della marcia. Oppure perdersi nella manutenzione quotidiana. Potresti andare in un sacco di posti bellissimi, e invece… stai lì a pesticciare con le leve e ti muovi a strappi e lentamente, oppure perdi tempo a pulire il parabrezza, o qualche altra cosa fondamentale per te ma tutto sommato non così utile. E’ frustrante.

Una cosa  buona nella vita però l’ho fatta, ed è stata appassionarmi al lavoro a maglia. A voi sembrerà una cosa da vecchia zia, ma vi sbagliate, è un’attività creativa fighissima e nei paesi anglosassoni l’hanno capito molto prima di noi, quindi ci sono non solo nonne e zie che lavorano, ma anche tante ragazze che si fanno da sole abiti e accessori che Kenzo e Missoni se li sognano, e persino un sacco di uomini che lavorano a maglia. Io l’ho fatto anni prima di scoprire di essere Aspie, è un’attività che somiglia molto a uno stimming della linea centrale, e a seconda del materiale di cui sono fatti i ferri e della consistenza della lana può davvero avere una componente di stimming propriocettivo… A parte questo, però, mi è servito molto per allenare alcune delle mie funzioni esecutive. Ad un certo punto infatti, mi sono resa conto che il lavoro a maglia andava a sfidare proprio alcune mie caratteristiche difficoltà, e ho consapevolmente deciso di utilizzarlo anche come palestra mentale per vedere se imparavo a gestirmi meglio.

La maglia è costituita da una serie di punti in sequenza, a volte in sequenze precise ripetute. E’ costituita da calcoli matematici, è costituita da istruzioni che vanno lette in modo accurato e comprese, è costituita da vari passaggi e costruzioni particolari che assumono senso solo alla fine a volte, è costituita da taaaanta pazienza, dalla capacità di controllare e verificare via via che il lavoro sia sempre coerente con le istruzioni, e da tanta ma taaaaanta resistenza alla frustrazione. Perché, soprattutto se le tue funzioni esecutive non sono proprio una spada, capita di fare errori. E di rendersene conto dopo magari. Molto dopo. E devi sfare tutto, e rifare. E ti scoccia e il primo impulso è dire vaffanculo mollo tutto lì, il secondo è dire vabbe’ vado avanti tanto manco si vede, e finalmente il terzo è dire no, lo sfaccio con calma, lo rifaccio, così mi viene bene e sarà una soddisfazione averlo fatto proprio come deve essere.

Perché vedete, il fatto è che le funzioni esecutive vengono di solito sbrigativamente descritte come quel complesso di funzioni cognitive che ci permettono di iniziare, controllare e portare avanti un’attività in modo efficiente e passare da un’attività all’altra. Una cosa piuttosto teorica e astratta. Tradotto in termini quotidiani e pratici, in realtà abbracciano praticamente tutto il nostro comportamento. Le funzioni esecutive sono come il sale nelle pietanze, nessuno ci pensa mai come ingrediente, ma se manca lo si nota subito. Lo sapevate che quando perdete spesso le staffe potrebbe essere un problema di funzioni esecutive? La capacità di inibire le proprie reazioni per cercare una soluzione efficace ai problemi è una funzione esecutiva. E quella che chiamate pigrizia, potrebbe essere un deficit della capacità di iniziare un’attività. Il fatto che vostro figlio autistico vi soffia come un gatto quando gli proponete di mollare quello che sta facendo per fare un’altra attività? Problemi di shifting, un’altra funzione esecutiva. Date sempre la risposta sbagliata ai test perché non vi fermate a riflettere? Vi precipitate a iniziare il lavoro prima di aver capito bene cosa dovete fare? Problema di funzioni esecutive. Non riuscite a mettere correttamente in sequenza delle azioni in più di tre step? Funzioni esecutive, again. Le funzioni esecutive sono il sale della vita. E noi autistici mangiamo sciapo, a quanto pare.

O per meglio dire, mangiamo diversamente salato. Perché quando sono uscita dallo studio della psicologa mi sono resa conto che io stavo affrontando il test da autistica, appunto. Cioè cercando un senso, uno schema globale che facesse funzionare il tutto, non solo delle sottoparti del test stesso. Invece il senso era che il test era suddiviso in parti che non avevano niente a che fare l’una con l’altra, ognuna con una logica sua. Ero io che continuavo a cercare di trovare il disegno del tutto, la gestalt. Da autistica appunto. Ed è questo tipo di diversa funzione esecutiva che mi rende brava nel problem solving anche se non ho delle funzioni esecutive classiche efficienti: perché io trovo la soluzione out of the box, che collega in un quadro più ampio delle cose che sono scollegate per gli altri.

In ogni caso, lavorare a maglia è stata una bellissima palestra per allenarmi a iniziare i lavori, saper lavorare in sequenze anche ripetute e alternate, portare avanti con pazienza lavori lunghi, tollerare la frustrazione di dover sfare e rifare. Per compensare la ripetitività di certi lavori cercavo di trovarne sempre con un nuovo elemento tecnico da imparare, e alla fine devo dire che sono diventata piuttosto brava e mi sono presa le mie soddisfazioni.

E poi è arrivato il pizzo di maglia. E’ arrivato perché ho pensato vabbe’ ormai sono allenata, cosa c’è di così complicato? Sempre dritti e rovesci sono. Ce la posso fare.

No. Non ce la puoi fare. Perché il pizzo è un’amante crudele, non perdona gli errori, non è come la maglia normale che una maglia in più o in meno come numero non si vede tanto, la recuperi in qualche modo, la fai sparire o riapparire con un giro di filo, o da un ferro all’altro la puoi riprendere con un uncinetto. Se hai saltato anche solo una maglia su 250 (sì, capita di lavorare su ferri da 250 maglie e più), l’intero disegno del pizzo si ridurrà a una ragnatela sghemba dove non ci si capisce niente e dovrai sfare e rifare tutto il pezzo. In ginocchio e dopo digiuni e preghiere come la regina Clotilde che rammendava la sindone, pregando di non perderti manco un punto perché allora addio, puoi buttare tutto il lavoro. Altro che palestra per le funzioni esecutive, il pizzo di maglia per un’autistica è un allenamento per la santità.

(Spoiler: alla fine ce l’ho fatta, ma ci ho messo un anno, tra trovare il coraggio da cardiochirurgo di rimetterci le mani, e poi sfare e rifare, e poi nuovi errori, nuovo sfare e rifare, sfare e rifare, sfare e rifare, oltre i limiti dell’incredulità continuare a sbagliare, fare e rifare anche 6 o 7 volte lo stesso ferro. Ma ce l’ho fatta, ormai era una questione personale. E poi, quando il lavoro era finito e steso ad asciugare, ho scoperto nuovi terribili errori… OOOOOMMMMMMM)

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