La maratona dell’equilibrista

E così anche quest’anno siamo arrivati in fondo alla maratona scolastica.
Perché è proprio una maratona, non un mezzofondo. E come nelle maratone dopo il trentesimo chilometro, diventa una gara più che con la strada, con il tuo cervello che ti dice di mollare perché chiccazz te lo fa fare, di fare tutta questa fatica? Quest’anno si vede che i nostri ragazzi hanno trovato le argomentazioni giuste, messo a tacere quella parte di cervello lì, e sono arrivati praticamente in fondo. Le assenze ripetute invece di cominciare a marzo-aprile sono arrivate solo ora, nelle ultime due settimane diciamo. Anche questo è un traguardo.

Certo, sono arrivati in fondo, ma stanchi come maratoneti stanchi. L’Asperboy in particolare quest’anno ha dato tutto, soprattutto nell’ultimo periodo, quello in presenza, in cui fioccavano verifiche per tutti, e a un certo punto un paio di settimane fa è veramente crollato. Mi sono preoccupata, l’ho visto veramente stanco, disorientato, disconnesso quasi, incapace di occuparsi di sé e delle proprie cose. Passava il tempo a dormire fino a tardi e non riusciva a concentrarsi sul lavoro per più di 10 minuti di seguito.

Non che mi meravigli molto, questo, lo sappiamo quanto più faticoso è per lui semplicemente esistere, e percepire. Solo il fatto di stare in un’aula scolastica, con la luce, i rumori, le voci che si sovrappongono, le persone che si muovono, senza far altro, è uno sforzo. Relazionarsi con gli altri, cercando di cogliere i segnali non verbali, analizzare quelli verbali, elaborare una risposta che sia adeguata, un altro sforzo. E non stiamo ancora parlando di cercare di capire la lezione in corso e applicarcisi!

Se penso a mio figlio a scuola, mi viene l’immagine di un giocoliere equilibrista: uno che deve giostrarsi continuamente vari elementi senza farne cadere nessuno, e nel contempo pedalare pedalare pedalare per arrivare in fondo a questa maratona, e per non finire a faccia in avanti. Ogni tanto a faccia avanti invece ci si finisce, purtroppo, e c’è da correre ai ripari per evitare burnout peggiori.

Quest’anno abbiamo deciso di ricorrere come sempre al buon vecchio riposo, ma anche a una di quelle cure ricostituenti che si danno ai convalescenti. Perché è stato veramente come avere a che fare con un convalescente, per molti versi: la stanchezza, fisica e mentale, la difficoltà a prendersi cura di sé e delle sue cose, del suo adorato cane, l’umore sempre irritabile, aveva smesso persino giocare con l’Aspiebaby al loro gioco preferito…

Devo dire che ha funzionato bene, adesso la sua stanza è ordinata e pulita e non più il mucchio di masserizie polverose di prima, si lava e si cambia regolarmente, la mattina riesce ad alzarsi per essere a scuola alle 8, sorride, parla, gioca di nuovo con il fratello, insomma era quel che ci voleva. E questo mi ha ricordato una volta di più che vabbe’ che è autistico, e l’autismo non si cura, ma la persona autistica invece va curata eccome. E vale la pena sempre indagare se alcuni sintomi sono “solo autismo”, e richiedono accomodamento, o sono la fatica di essere autistico che sta incidendo sull’organismo, complicando e appesantendo anche cose che invece sarebbero alla sua portata.
(nella foto: un artista del Cirque du Soleil)

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