Semplifichiamoci la vita, ok?

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Una delle conseguenze della popolarizzazione della psicologia, oltre al fatto che Riza Psicosomatica lo troviamo pure dal parrucchiere, è che si tende a trovare una spiegazione pisssicologica per tutti i comportamenti o quasi. Anche quando non c’è.

Il che, se siete alle prese con un autistico, può essere un grave errore e portarvi del tutto fuori strada. Ai prof dei miei figli io lo dico proprio chiaro: non vi complicate la vita. Non cercate tante spiegazioni psicologiche. La realtà dietro certi comportamenti è molto più semplice e terra terra di quello che pensiate: sono spesso problemi sensoriali, o di percezione, in sostanza di sovraccarico. Sic et simpliciter. Trattateli come tali e nessuno si farà male.

Mio figlio non rifiuta di andare a scuola perché da piccolo non l’ho fatto dormire da subito nel lettino, lui adora andare a scuola e imparare, è che la scuola è anche un posto rumoroso. Affollato di adolescenti. Pieno di luci al neon. Insomma un luogo sensorialmente faticosissimo per chi ha super-udito, super-vista e super-olfatto. Dove magari spiegano le cose in un modo che per lui è incomprensibile, faticoso da seguire e noioso. E la noia per un autistico è mortale, sempre. Mio figlio ha bisogno di lunghi tempi di ripresa dopo una sfilza di giornate positive sì ma impegnative, e allora non va a scuola. Ma gli dispiace, e non vorrebbe. Ha imparato che non può fare diversamente, se esagera crolla sul serio, e allora sì che sono guai. Io cerco di non preoccuparmi se salta un giorno senza apparente motivo, il giorno dopo o al massimo quello dopo ancora se tutto va bene tornerà a scuola ricaricato. E’ il suo ritmo.

Mio figlio non scappa correndo dall’aula perché è un giovine scapestrato e provocatore che infrange le regole per affermare sé stesso, anzi lui è un tipo iper-aderente alle regole, scappa perché se va in sovraccarico sensoriale o cognitivo inizia ad avere problemi di propriocezione, e questo è brutto, chiaro che cerchi di levarsi di lì e alla svelta, lo fareste pure voi.

Mio figlio non si piglia a schiaffi da solo perché ha istinti autolesionisti da chissà quali traumi familiari, non serve allertare i servizi sociali, è che ha scoperto che darsi delle botte lo aiuta a contrastare il senso di malessere fisico che gli prende quando è in sovraccarico, la perdita di contatto con il proprio corpo con conseguente forte disagio o proprio angoscia. E’ un po’ come essere un Avengers in Infinity War e Thanos ha appena vinto, mi spiego? Ti senti il corpo sparire come sabbia al vento ma la mente no, se chiudi gli occhi sparisce anche il mondo esterno e tu è come se non ci fossi più del tutto e lo senti, non so come dire ma senti il tuo non esserci, ed è così brutto che preferisci il dolore. A questo proposito, sto cercando di insegnargli che una serie di colpi rapidi e leggeri con il palmo delle mani lungo tutto il corpo può essere ugualmente efficace senza ricorrere proprio agli sganassoni che gli ho visto auto-appiopparsi, si fa meno male ed ottiene lo stesso il risultato. Speriamo che funzioni.

Insomma, a volte la vita di un autistico è molto, molto complicata e difficile. Ma a volte no. Non complichiamocela quando non serve.

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