Ho visto cose che voi umani

figura

Cosa vedete nella figura qui sopra?
Da quel che ho capito, la maggioranza delle persone vede due ellissi che si incrociano attraversate da una linea centrale.
Io vedo due cerchi che si intersecano lungo un asse centrale, visti in assonometria. Come quelle decorazioni tridimensionali composte da due parti piatte che si incastrano una sull’altra in modo da essere, appunto, tridimensionali.

Ed è qui il punto: le persone autistiche tendenzialmente percepiscono il piano non come un piano, ma come uno spazio tridimensionale. Il piano puro tra l’altro è un’astrazione, e l’astrazione è qualcosa con cui l’autistico medio ha meno dimestichezza.
Io guardo il foglio con la figura, ed immediatamente la interpreto, la percepisco, come tridimensionale, come un oggetto dentro il foglio. Un po’ come quando andate al cinema in 3D e con gli occhiali speciali vedete le cose balzare fuori dallo schermo. Ecco, io è un po’ come se indossassi sempre quegli occhiali speciali. Ed è solo con un’operazione volontaria che posso appiattire la figura e descriverla come due ellissi che si incrociano con una linea (magari perché ormai, dopo aver frequentato elementari, medie, liceo e università, so che è quello che probabilmente ci si aspetta da me). A quel punto al massimo continuerò a vederla alternativamente in un modo o nell’altro, comunque non come una figura piana stabile. Appena mollo un attimo zac, quella si “ritira su” dal piano e ridiventa tridimensionale per me. Che credo sia l’inverso di quello che capita alla maggior parte dei neurotipici: loro vedono la figura piatta e poi se vogliono la “tirano su” dal piano e la vedono tridimensionale, a volte con un certo sforzo, a volte proprio manco così.

Mi capita spesso che le persone diano per scontato che vediamo tutti la stessa cosa. No, non è così. La percezione non è mero atto sensoriale, è un atto con cui il cervello interpreta e dà significato a quello che i sensi gli trasmettono. Vedo una serie di forme  geometriche e colore davanti a me, e dico “è una porta”. Vedo una serie di macchie di colore alla periferia del mio campo visivo e dico “ah, ecco la mia borsa”. E magari mi sono sbagliata, cioè ho interpretato male quello che l’occhio ha recepito e inviato al cervello, si tratta di un’altra borsa, eppure io ho davvero *visto* la mia borsa dove non c’era. Sono gli errori percettivi a dirci quanto di interpretazione c’è nella percezione. Noi eravamo convinti di vedere una cosa, abbiamo proprio visto una cosa nella nostra testa, e poi guardando meglio ci accorgiamo che è altro. E quindi è possibilissimo che ci siano modi diversi di vedere la stessa cosa, proprio percettivamente, se il sistema nervoso relativo alla percezione è organizzato e cablato in modo diverso – e noi sappiamo già che il sistema nervoso autistico lo è – e sarebbe utile riconoscerlo, e riconoscere a modi diversi la stessa dignità, invece che decidere che uno solo è quello giusto e gli altri sono sbagliati (utopia, lo so).

Il parole povere, io credo che la percezione degli autistici non sia semplicemente amplificata rispetto a quella neurotipica, cioè che sentiamo più suoni, vediamo più luce etc. Anche. Noi percepiamo non solo di più, ma anche diversamente.

Comunque. Questa differenza percettiva può portare a grossolani fraintendimenti scolastici, va da sé. Il bambino autistico guarda la figura e dice cosa percepisce, e per l’insegnante è sbagliato. Non è sbagliato, è una percezione diversa. Il bambino sa benissimo che non c’è un oggetto dentro il foglio, intendiamoci, come noi sappiamo benissimo al cinema che non c’è Legolas a 3 centimetri dal nostro naso pronto a scoccare una freccia, ma *lo vediamo*. E se ce lo chiedono lo diciamo, “vedo Legolas tridimensionale davanti a me”, nessuno di noi dice “percepisco una serie di immagini bidimensionali sfalsate a cui il mio cervello grazie ad occhiali speciali attribuisce il significato di tridimensionale”. Saremmo strani, se lo facessimo. E nessuno ci dice che sbagliamo, se diciamo che c’è Legolas. Dunque perché non accettare che un autistico possa avere questa tendenza a vedere le cose in 3D molto più di un neurotipico, pure senza occhiali speciali?

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Alcuni concetti poi sono più complicati da capire per un autistico perché non basta renderli visuali, che ormai è una cosa che molti insegnanti danno per scontato fortunatamente, ma bisogna anche capire com’è la percezione visuale di quell’autistico, diversa da quella di un neurotipico, e adattare la rappresentazione di conseguenza. Deve essere insomma un visuale per autistici, che è diverso da un visuale per neurotipici (n.b. non tutti gli autistici poi sono pensatori visuali, ma una buona parte sì). E questo merita un discorso a parte, che rimando per ora.

Un’altra particolarità della percezione autistica è di vedere l’insieme e i dettagli assieme, in modo contemporaneo. Ho sentito dire spesso che gli autistici non abbiano percezione gestaltica. Dissento decisamente. Gli autistici percepiscono in modalità gestalt eccome. Io ho un’ottima percezione gestaltica, ad esempio, direi che ce l’ho diversa semmai da quella dei neurotipici. Io percepisco l’intero *e* i dettagli, assieme, laddove di solito i neurotipici vedono o l’intero o i dettagli, alternativamente.
Il problema dell’autistico non è tanto non percepire l’intero-gestalt, lo percepisce assieme ai dettagli, semmai è di restare ancorato al dettaglio, e di sovraccarico percettivo perché intero + tantissimi dettagli sono molte informazioni da processare, integrare ed utilizzare assieme. Ma la processazione, l’integrazione, la comprensione e l’utilizzo di quanto percepito (oltre che la sua comunicazione, altro fatto importante se parliamo di autistici a basso funzionamento), sono un insieme di funzioni cognitive *successive* alla percezione. Ed è lì che, io credo, conta anche quanto la persona sia ad alto o basso funzionamento. E vale anche per i neurotipici: la capacità di processare ed integrare quanto percepito è diversa in persone con funzioni cognitive integre o deficitarie. Non bisogna confondere insomma percezione (che viene prima, ed è tendenzialmente diversa tra neurotipici e autistici) e funzioni cognitive (che si applicano a quanto percepito, e sono le stesse per tutti, che poi siano integre o deficitarie è da vedere).

La capacità di percezione gestalt  degli autistici in generale c’è, è contemporanea a quella dei dettagli, e può anche essere superiore a quella dei neurotipici, e credo che questo sia evidente negli autistici ad alto funzionamento, cioè con cognitivo integro Tanto è vero che negli esercizi che implicano il riconoscimento di figure in nuvole di punti, o di parti di figure complesse, che è un classico esempio di percezione gestalt, io sono più veloce di qualunque neurotipico abbia incontrato finora. Io guardo il foglio, e “vedo” le figure, non i singoli punti o pezzi. Come se balzassero fuori dal foglio. Poi ufficialmente sarei io quella deficitaria, però…

Anche l’apprendimento degli autistici funziona in modo molto gestaltico: io prendo una nuvola di informazioni, e identifico all’interno il senso, i nessi logici, il significato che tiene insieme tutte quelle informazioni. Devo riuscire a farlo, o quell’argomento non riesco a capirlo. Non lo capisco come sommazione di informazioni, lo capisco solo come sistema con coerenza interna. Questo conferisce a quel materiale che di per sé sarebbe semplicemente una somma di dati e fatti un significato nuovo, che riesco a comprendere e apprezzare, ed è molto più della somma stessa dei dati e dei fatti. E’ un sistema con significato, una logica interna, dei legami, e l’apprendimento che ne faccio mi permette di usarlo in maniera efficiente e creativa.

Insomma, altro che carenza di gestalt…

Credits: per questo post ho un *enorme* debito di gestaltica gratitudine verso la mia amica D., che è tanto capace di comprendere le differenze di funzionamento delle persone autistiche e neurotipiche, quanto paziente nello spiegarle a chiunque abbia voglia di capire. Grazie.

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