Madrelingua visivi

visual

Dimmelo, e lo dimenticherò. Mostramelo, e lo ricorderò. Lascia che sia io a farlo, e lo capirò.

La frase qua sopra dovrebbero tatuarsela in parecchi, magari sull’avambraccio, così ce l’hanno sempre sott’occhio e se la ricordano, appunto. Perché se è vero che vale un po’ per tutti, è vero che vale in particolar modo per molti autistici, soprattutto la frase centrale. A gentile richiesta, siori e siore, andiamo a tentare di spiegare perché.

Partiamo dal presupposto che la percezione autistica è differente. Anche l’uso che la mente autistica fa di quello che percepisce attraverso i sensi è differente. E si capisce chiaramente dal seguente esempio:
Io “Amore, oggi a pranzo ti faccio i bastoncini di salmone, sono come quelli che mangi di solito ma con il salmone dentro. Li hai già mangiati una volta e ti sono piaciuti”
Aspiebaby “NOOOOOOOOOOO IO IL SALMONE NON LO VOGLIO NON MI PIACE”
Io “Ma tesoro, dai che ti piacciono li avevi già…”
Aspiebaby “NOOOOOOOOOOOOOOO”
Io “Occhei…”
Mezz’ora dopo, davanti a un piatto di bastoncini di salmone “Ah ma perché non mi hai detto che mi facevi questi?” E spazzola il piatto.
Io “Ma io te l’avevo detto…”
Aspiebaby “NO, non me lo hai MAI detto!!”
Io “Occhei…”
E’ la storia della mia vita.

Parliamone. Glie lo avevo detto? SI. GIURO. Lei aveva sentito? SI. Aveva risposto apparentemente pure a tono? AVOJA. Aveva capito tutto quel che avevo detto? Direi proprio di NO. Lei aveva sentito tutto, perché ha un udito perfetto, anzi un superudito. Però qualcosa era successo nel tragitto che va alle aree cerebrali deputate alla ricezione dei dati e poi alla corteccia cerebrale dove viene elaborato il significato di quel che viene ascoltato. E perché? Perché la mia verbalissima, chiacchieronissima Aspiebaby è una pensatrice, anzi una elaboratrice di informazioni *visuale*. Per lei il canale uditivo è decisamente secondario come fonte di informazioni dal mondo esterno, funziona così, ed in generale ha problemi con la comprensione del linguaggio verbale, che sia scritto, parlato, in ricezione e in produzione (infatti ha difficoltà a spiegarsi, spesso). Lo strumento linguaggio ce l’ha, come vocabolario (usa termini colti che una novenne normalmente ignora), la pronuncia è corretta, la produzione pure troppo abbondante (mi sfinisce di chiacchiere), ma non lo sa usare in modo ottimale come veicolo di informazioni, soprattutto in ricezione. Funziona molto meglio con il linguaggio visuale, probabilmente è un questione di ricchezza di connessioni dalle sue aree visive alle altre aree del cervello. In poche parole, lei del cauto e forse troppo ricco discorso che le avevo fatto inizialmente ha colto bene solo “salmone” e siccome nella sua testa non esisteva niente che corrispondesse a “salmone”, nessuna immagine, nel dubbio da brava autistica ha deciso che NO. Ed è per questo che quando devo spiegarle qualcosa tipo “oggi andiamo dai nonni a giocare a moscacieca”, funziona molto meglio se stampo un’immagine della casa dei nonni, e del gioco di moscacieca. Finché provo solo a parole, lei ascolta e magari fa pure sì sì con la testa, ma è come se una buona parte del contenuto di quelle parole le scivolasse addosso. Non lo mette a fuoco. E presto o tardi mi toccherà l’ennesimo, stizzito “MA TU NON ME LO AVEVI DETTO!”. Se le metto davanti le immagini a supporto, allora è come quando l’ho messa davanti al piatto di bastoncini al salmone: il suo cervello ha detto aha! ha ricollegato ad un’immagine già presente, che a sua volta era collegata al ricordo di esperienze positive (che le erano piaciuti un sacco) e ha compreso immediatamente e chiaramente. Un’immagine vale più di mille parole, davvero.

Le persone autistiche possono avere una percezione frammentata di quello che i loro sensi ricevono, privilegiando appunto un canale sensoriale su un altro, oppure una elaborazione di quanto recepito che è lenta, e magari capiscono il senso di quanto detto anche con parecchi minuti di ritardo (o anche di più). Siccome percepiscono in realtà molti più dettagli tutti assieme di quanto faccia una persona neurotipica, possono avere difficoltà ad elaborare tutte le informazioni che ricevono. Possono essere vari insomma i motivi che causano questa apparente parziale “impermeabilità” ad una parte delle informazioni che arrivano da un canale sensoriale piuttosto che da un altro. In altri termini, una persona come l’Aspiebaby è una sorta di madrelingua visiva, per lei il linguaggio verbale è una seconda lingua in termini di facilità d’uso.

Quando siamo andati in vacanza a Legoland l’anno scorso, avevo stampato una sorta di agenda visuale con il programma per i 7 giorni di viaggio. Su un lato del foglio era scritto cosa avremmo fatto, e sull’altro erano stampate foto relative ad ogni attività. Ogni giorno l’Aspiebaby poteva guardare le immagini e subito capire, senza sforzo, che cosa avremmo fatto. Questo ci ha risparmiato parecchi problemi, nervosismi e scenate tipo quella dei bastoncini al salmone, ne sono sicura. Negli aeroporti di tutto il mondo, ad esempio a London Gatwick si iniziano ad elaborare modi di aiutare le persone autistiche ad affrontare un viaggio. Uno dei supporti forniti è la guida visuale all’aeroporto stesso, che si può non solo visualizzare ma anche scaricare e stampare, in modo da poter sapere visivamente cosa ci aspetta. E una strategia che inizia ad essere molto usata dagli autistici e dalle loro famiglie è visualizzare mediante Streetview di Google i percorsi ed i luoghi che si andranno a visitare. Anche studiare geografia con Google Earth è più interessante ed efficace, e non solo per gli autistici. Visualizzare le cose aiuta, è un potente canale di acquisizione di informazioni.

Ricapitolando, qualche punto fermo: tutti gli autistici sono pensatori (e percettori) visuali? NO, non tutti. Ma tanti sì, e sono potentemente visuali, quindi un’opportunità da utilizzare il più possibile. Gli autistici verbali non hanno bisogno di immagini? FALSO, possono averne bisogno come gli autistici non verbali. Essere verbale non significa non avere nessuna difficoltà a comprendere correttamente, utilizzare per elaborazioni successive e memorizzare efficacemente il contenuto trasmesso verbalmente. C’è chi identifica, all’interno dell’Asperger, dei fenotipi diversi proprio sulla base della presenza o meno di deficit nella comprensione verbale. I bastoncini al salmone sono buoni? SI, ma a quanto pare solo se presentati prima in fotografia.

 

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