L’amore è un calcio nello stinco

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Esiste solo una domanda più idiota di “Ma tu vuoi più bene a mamma o a papà?”, ed è “Ma tu a mamma le vuoi bene?”.

Ebbene, per quanto sembri assurdo e impossibile, qualcuno questa domanda metaforicamente l’ha fatta. Su scala industriale, in pratica, e con metodo scientifico. E indovinate a chi? Ai bambini autistici. Di quelle ricerche che meriterebbero il premio Ig-Nobel per la ricerca inutile.
Insomma, qualcuno ha avuto bisogno di studi scientifici apposta perché c’era il dubbio, no anzi praticamente la certezza, che i bambini autistici non avessero un corretto attaccamento alle madri, ai padri, alle figure di riferimento familiare insomma. Che non volessero bene come i bambini tipici. Che non ne fossero capaci. Infatti ai genitori veniva detto senza tante cerimonie che non si facessero illusioni, e che era meglio mettere il bambino in istituto, tanto non avrebbero mai avuto una relazione genitore-figlio. WHAT???

Mentre magari vi prendete un attimo per ricacciare giù le parolacce (io lo devo fare) cerchiamo di capire perché. Perché i bambini autistici, siccome non sono tipici, sono diversi (ma va’) ed essendo diversi esprimono l’attaccamento in modo diverso. Non secondo quello che è buono e giusto per la logica tipica. I bambini autistici solitamente non guardano negli occhi e non abbracciano quanto e come i bambini tipici, ad esempio. Questo ai genitori, soprattutto tipici, manca molto, e questo è anche comprensibile quando non si sa come stanno le cose. La prendono come una mancanza di affetto. Cerchiamo di portare un po’ di chiarezza: mantenere un contatto oculare, o il contatto fisico, sono cose che possono non essere affatto gradevoli per un bambino autistico. Quindi a volte è come se gli altri si aspettassero che lui dimostri il suo attaccamento in modi che per lui equivalgono a fastidio, disagio, anche dolore al limite. E’ chiaro che è una contraddizione in termini: una dimostrazione d’affetto che fa stare a disagio chi la fa non ha molte chance di essere messa in pratica (e ha poco a che vedere con l’affetto, pure). Provate ad immaginare se una persona tipica come voi nascesse, per strana ventura, in una popolazione dove l’affetto invece che con gli abbracci si dimostra prendendosi a calci negli stinchi. Siccome alla persona tipica i calci negli stinchi fanno male (pure a quella atipica, vabbe’) è chiaro che eviterà il più possibile di farsi prendere a calci. Ma come, Pierino, nonna voleva solo darti un calcetto! E quindi, Pierino passerà per anaffettivo. Ma non lo è. Solo, non ama i calci negli stinchi, sai com’è.

I bambini autistici dimostrano di sapere benissimo chi è la loro mamma, e che hanno un attaccamento sano e normale per lei, che per loro non è la stessa cosa se mamma c’è o non c’è. Le loro reazioni possono a volte essere più lente, ma si tratta di bambini con reazione più lenta a tutto, è una loro caratteristica cognitiva e comportamentale. E anche se non l’abbracciano, dimostreranno lo stesso l’attaccamento, a modo loro. Può essere quando si tranquillizzano anche solo con una maglietta che ha il suo odore, da neonati, può essere quando le toccano il viso o i capelli, quando non vogliono allontanarsi da lei per stare con estranei, quando si avvicinano a lei e poggiano la testa alla sua spalla, può essere come l’Aspiebaby che adorava toccarmi l’orecchio mentre prendeva il latte, o mi regala sassi raccolti durante le sue uscite, può essere come l’Asperboy che è l’unico adolescente sulla faccia della terra seriamente convinto che la sua sia la mejo mamma del mondo…

E’ un po’ offensivo che siano stati necessari studi scientifici per dimostrare una cosa su cui né io né molti autistici e genitori di autistici avevamo dubbi, e cioè che qui ci si vuole bene, come tutti. Ma ok, almeno è fatta, si spera, e non dovremmo tornarci su. Ora c’è solo da farlo capire a nonna che no, niente bacetto, niente calcetto, Pierino ti vuole bene a modo suo, fattene una ragione. Sarà dura, lo so.

Ah, lo sapete che presso i Masai per dimostrare di essere una persona educata e bendisposta verso il prossimo dovete bere con loro un misto di latte, sangue e urina di vacca? Son pronta a scommettere che pure voi vi trasformereste istantaneamente in asociali anaffettivi, presso i Masai.

 

2 pensieri riguardo “L’amore è un calcio nello stinco

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