Elementare, Watson?

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Un’esperienza che è purtroppo comune a molti genitori di autistici è sentirsi chiamare dalla scuola del creaturo perché il creaturo stesso sta dando il meglio di sé. Sta avendo un meltdown, o ha menato un compagno, o ha tirato un banco, o ha cercato di scappare dalla scuola… Siccome non ce la fanno a gestire queste situazioni, o non ritengono che sia compito loro, chiamano il genitore perché venga a calmare o riprendersi la prole. Così possono continuare la loro attività didattica senza quest’impiccio.

E già così, ce ne sarebbe da incazzarsi. Ma l’incazzatura vera arriva quando, arrivati a scuola, ci si sente dire qualcosa tipo “All’improvviso è diventato verde, enorme, gli si sono strappati pure i vestiti, e ha cominciato a tirare roba in giro. Ma non era successo nulla!”
Non era successo nulla?
Nulla??
Cioè, io dovrei credere che mio figlio, quella ombrosa timida creatura, diventa l’incredibile Hulk così, senza motivo. Perché quel giorno je gira de fa’ così. Perché magari i pianeti si sono allineati male a nostra insaputa. Aspetta che ci provo, mi concentro… no niente, non riesco proprio a crederci.
E molti genitori invece devono accettare che sia così, perché i figli sono ragazzini autistici non verbali, come si usa dire, e quindi non comunicano verbalmente e hanno difficoltà a farlo non verbalmente, oltre al fatto poi che, che tu sia autistico neurotipico o venusiano, se sei un bambino la tua parola a scuola conta come il due di picche quando briscola è bastoni, perché si sa che i bambini sono furbi eh…

I miei figli però sono verbali (pure troppo verbali a volte), e quindi possono raccontare cosa è successo. Ed è chiaro che qualcosa era successo eccome, in quelle occasioni. Bastava osservare la situazione con calma e con l’occhio autistico, diciamo, e non serviva essere Sherlock Holmes per capire cosa fosse successo. Di solito le cose andavano così: arrivo trafelata a scuola, un’affannata prof mi dice qualcosa tipo “all’improvviso è scattato, ha anche morso un compagno, ma non stava succedendo nulla!”.
Io prendo l’Asperboy, lo porto via e in macchina, con calma, gli chiedo “Ok, che è successo?”. E lui comincia “Ma’, oggi sono arrivato in classe e c’era un supplente…”.
Ah, il supplente. Colui/colei che per definizione non sa ‘na mazza di mio figlio e di come va gestito, e soprattutto un cambiamento inatteso e non programmato per lui. Ho chiesto fino a sgolarmi a scuola che per favore cortesemente mi avvisino se ci sono supplenti, è importante per noi saperle ‘ste cose così prepariamo l’Asperboy al cambiamento, ma niente, la segreteria se ne sbatte altamente, ogni volta è una sorpresa. E agli autistici non piacciono le sorprese. Il prosieguo dimostrerà anche perché fanno bene a temerle.
L’Asperboy prosegue “…siccome c’era supplenza gli altri facevano pure più casino del solito, e questo ci ha fatto vedere un film…”
Quindi, proiettano un film per coprire un’ora buca, perfetto, per questo ogni mattina mi facevo il mazzo per riuscire a mandarlo a scuola, mio figlio, per vedere film. La classe di mio figlio poi all’epoca era affollata e rumorosissima. La classica classe pollaio, ci sono stata anche io durante una lezione: avrei appiccicato al muro metà dei compagni, che continuavano imperterriti a chiacchierare ad alta voce, tirarsi cose, azzuffarsi pure mentre i prof parlavano. Per noi una cosa insopportabile, per tutti gli altri una specie di sottofondo a cui abituarsi prima possibile. I film poi sono un trigger per mio figlio, e a scuola dovrebbero saperlo visto che non va MAI ai cineforum. Un film proiettato può essere stressante perché non sai mai cosa apparirà sullo schermo dopo, se qualcosa di spaventoso per te o no, e non è sotto il tuo controllo, non puoi premere pause e play come vuoi o mandare avanti se ci sono parti sgradevoli…
“…e quindi hanno messo Fantasia di Walt Disney…”
WTF??? Fantasia di Walt Disney? Ma cosa gli è saltato in mente di fargli vedere una schifezza simile, a ragazzini di 12 anni, di cui uno autistico,  una roba priva di filo logico, piena di immagini una più assurda e incomprensibile dell’altra, e di musica classica?? Tentate di narcotizzarli mediante noia? Peccato che per gli autistici la noia sia mortalmente ansiogena…
“…e c’era il ragazzo vicino a me che faceva un sacco di commenti cretini ad alta voce, faceva versi con la bocca, io gli ho chiesto di fare più piano e lui invece si è messo a urlarmi nelle orecchie apposta…”.
A questo punto, c’è ancora qualcuno che pensa che l’Asperboy sia scattato “senza nessun motivo”? Io no, Benedict Cumberbatch qui sopra nemmeno.
Ma va così. E il fatto è che è anche piuttosto inutile chiedere ai docenti di fare “l’analisi dell’antecedente”, cioè di cosa stava accadendo subito prima delle crisi comportamentali, come si usa tanto fare, finché non gli si insegna prima a vedere le cose dalla prospettiva di una persona autistica, come percepisce la realtà, quali sono le cose importanti e determinanti per lei. Continueranno a non vedere niente, perché non sanno cosa devono vedere. Non avranno nessun “a-ha! moment”, non capiranno comunque. E si perpetuerà il mito dell’autistico che scatta “senza motivo”. Ma il motivo c’è, *sempre*. E’ solo che non lo vedete.

4 pensieri riguardo “Elementare, Watson?

  1. Il motivo c’è sempre, e anche se lo si volesse spiegare non capirebbero, perché ciò che ha un senso per un Aspie, non ne ha alcuno per un non Aspie, quindi è inutile spiegare. A meno che non si cominci a prendersi sul serio un po’ tutti e ad avere la sincera volontà di gestire una situazione di incomprensioni di fondo inevitabili perché date da linguaggi diversi. E questo costa fatica ed è utile a una minoranza, quindi ai pigri e comodi chi glielo fa fare?!! A me sale la rabbia quando mi rendo conto in che mondo ottuso e piccolo tocca vivere!!!!!!!! E mi spiace un mondo soprattutto per i più piccoli, perché anziché aiutarli gli si rende tutto più complicato… e di complicazioni ce ne sarebbero già a sufficienza, mi pare!!!

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  2. Molto spesso nella scuola statale si trovano maestre ( ancora col diploma vecchio stile) che non hanno la minima idea di come sia un bambino autistico e quindi non sanno cosa fare, vanno nel panico e l’unico modo che hanno di affrontare la situazione è chiamare un genitore. Ma FANTASIA? Davvero una scelta pessima, concordo. I ragazzini oggi sono molto svegli e almeno scegliere una storia logica appunto e non una cosa del genere. Forse era l’unico dvd che avevano ancora funzionante? O era una maestra appassionata di film particolari? Comunque io ho avuto un amico Aspie, e anche se lui non mi aveva detto subito di esserlo, io ho cercato di capire e di conoscere quanto più possibile questo mondo per aiutarlo ( l’ho portato persino io a fare la visita di disabilità mentale per fargli trovare un lavoro adeguato). Ma capisco anche che purtroppo ci sono persone che non sanno e neanche vogliono sapere. Per esempio nelle scuole si dovrebbero organizzare dei corsi di formazione gratuiti gestiti da associazioni di autismo proprio per informare docenti e anche il personale in generale. Ma le scuole non le fanno queste cose, pensano piuttosto alle recite e alle dispute per presepe o non presepe. Tu sei una mamma coraggiosa e amorevole, è fortunato tuo figlio ad avere una mamma così.

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  3. È la scuola stessa a dover cambiare dalle radici.. andrebbero modificate moltissime cose, prima fra tutte la formazione adeguata di ogni maestra messa in un’aula, accettare e conoscere le varie differenze di ogni alunno e leggere e studiare le norme sulla Responsabilità educativa scolastica che purtroppo nessuno più conosce, dirigenti scolastici e maestre stesse.
    Si è stufi di non aver appoggio da parte di istituzioni scolastiche soprattutto, la scuola non può “normalizzare” ( che poi la normalità è una illusione e pura invenzione ) e robotizzare tutti solo perché a cuore hanno solo l’obiettivo di portare a termine la didattica annua.
    Noi ci ritroviamo ad esempio a lottare per fare accettare alle elementari mia figlia APC come uditrice perché per le persone non informate sarebbe un’altro impegno da compiere e una rottura di scatole con più fatica e lavoro annessi. Gli parli di iperemotività e Ipersensibilità e già voltano gli occhi al cielo, perché per loro dare in primis attenzioni emotive per ottenere risultati didattici buoni è una gran fatica…solo una scuola l ha accettata ed è propensa alla formazione, ma dista quasi 3 quarti d’ora da dove abitiamo, ma per lei questo e altro.
    La scuola dovrebbe essere in grado di saper gestire ogni tipo di problema e ogni bambino esaltando l unicità e potenziando l autostima di tutti…. Ma purtroppo non è così i Italia
    Mi chiedo davvero quando si prenderà consapevolezza e responsabilità di tutti i bimbi nelle loro differenze e similitudini, dando loro la possibilità e la opportunità di crescere in ambienti Sani e adeguati coltivando vera inclusione ed empatia…..

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