Il prezzo della passione

swissarmyknife

No, non è il titolo di una telenovela o di un romanzo Harmony. E’ una riflessione sull’aspetto pratico ed anche economico degli interessi speciali, specie di quelli davvero assorbenti e che sai – lo sai per esperienza ormai – che comunque non dureranno in eterno. Al momento sono in fissa con i viaggi, o meglio con il packing per i viaggi. Come fare i bagagli, cosa portare e cosa no, come impacchettare nel modo più efficiente, quali sono le borse valigie trolley e gadget per viaggiatori più utili e tecnologicamente avanzati etc. Diciamo che è un paio d’anni che ho questo interesse e quindi ho accumulato una conoscenza enciclopedica dei modi di piegare un paio di mutande per occupare meno spazio in valigia, e come fare le valigie portandoti pure i tuoi due pitoni domestici discretamente dissimulati in un bagaglio da cabina, ma anche una discreta quantità di oggetti ad hoc: zaini tecnici, gadget elettronici e non, packing cubes, abbigliamento multifunzione e convertibile da viaggio etc.. Detta in altre parole, Hillary sull’Everest era un boy scout al mio confronto. Ed ora arriviamo alla questione: io non sono Hillary che deve andare sull’Everest, io sono una normalissima autistica per di più con una salva di malattie croniche per cui non sull’Everest, ma manco sul Monte Pelato qui vicino a Pisa andrò, probabilmente… e tutte queste cose rappresentano un investimento economico notevole, se le mettete tutte insieme. E poi non sono proprio una globe trotter, tengo famiglia, figli, cani, insomma io sono attrezzatissima per viaggiare, ma viaggio per brevi distanze di solito. L’anno scorso la maggior parte dei viaggi sono stati per andare a trovare i miei e frequentare un master due volte al mese a 300 km da qui. Facevo su e giù come un criceto sulla ruota, in sostanza, ma un criceto con una ruota fichissima e attrezzatissima, sia chiaro.

Quindi spesso mi chiedo: vale la pena? E’ saggio? E’ sostenibile economicamente?
Da un punto di vista neurotipico, sicuramente no. Infatti mio marito alza gli occhi al cielo rassegnato e protesta con viva e vibrante indignazione ad ogni strano acquisto. Da un punto di vista autistico, questo è un interesse speciale ed è meglio del Prozac per mantenere alto l’umore, a bada le ossessioni (quelle vere) ed avere un buon funzionamento anche sociale*.

Agganciarsi all’interesse speciale è fondamentale per tirar fuori l’autistico dal buco in cui spesso finisce per due motivi: da un lato, la difficoltà di interazione con il mondo esterno, che lui non capisce e che non capisce lui e quindi genera frustrazione e ansia, e dall’altro l’iperfocus appunto su argomenti che lo appassionano al punto che non gli interessa a paragone fare altro.
Chiaramente non basta avere un interesse speciale e basta, bisogna anche gestirlo in modo intelligente perché diventi un traino per il resto. Nel mio caso, è andata a finire che a forza di leggere siti che parlano di viaggio… ho organizzato qualche viaggio, e l’ho organizzato anche per il piacere di preparare i bagagli e sperimentare tutta la mia fantastica attrezzatura e vedere se è così efficiente e utile. Organizzo viaggi con la mia famiglia, quindi non solo esco di casa e dalla mia comfort zone io, ma anche i miei figli. E questo è solo un bene: affrontiamo imprevisti, ci adattiamo a circostanze diverse dalle solite, mangiamo cose nuove, vediamo gente, facciamo cose. Sono esperienze sul campo che nessuna psicoterapia potrà darti, se vogliamo fare il paragone con qualcosa che spesso si consiglia agli autistici in difficoltà.
Sapere che parto con la mia attrezzatura e pronta a quasi tutte le evenienze mi aiuta a superare l’ansia all’idea che se usciamo dalla comfort zone potrebbe capitare qualche imprevisto catastrofico ed io potrei ritrovarmi impotente (intendiamoci, gli imprevisti ci saranno, e qualcuno moderatamente catastrofico,  e lo so, ma parto più tranquilla se sono attrezzata).

Quando il mio interesse speciale era la profumeria, andavo quasi tutte le settimane alla profumeria storica della mia città e provavo i profumi proposti, intrattenendomi a parlare con la proprietaria e la sua collaboratrice. Frequentavo forum su internet sull’argomento, ho conosciuto una persona che è diventata una cara amica così, ho fatto viaggi, di nuovo, per andare a conoscere persone e partecipare a manifestazioni sull’argomento, o andare a scovare profumi d’epoca in profumerie lontane… Avere un interesse speciale può non essere solo stare chiusi nella propria stanza a leggere materiale sull’argomento.

Quindi la risposta alla faccia perplessa di mio marito e alla sua domanda “ma cosa te ne fai di questo?” quando arriva uno dei miei acquisti per interesse speciale potrebbe essere “ci vivo, ci resto viva, e funzionante, ecco cosa ci faccio”.

Ovviamente, la cosa va presa cum grano salis. Non è che basti dire “è un interesse speciale” e con quello si giustifica pure l’acquisto del trentordicesimo zaino super accessoriato da DJ anche se tu non sei un DJ (che però credetemi, è fighissimo, ha pure i compartimenti per cavi e casse audio!). L’autistico *veramente* appassionato è *veramente* a rischio di spendere un sacco di soldi per seguire il proprio interesse, rischia di diventare una dipendenza peggio delle slot machine, ed è qui che deve intervenire una pianificazione delle spese, e un po’ di continenza. Per esempio, fissarsi un budget mensile e non sgarrare (vabe’, non troppo, via). Oppure chiedersi millemila volte se è proprio vitale, necessario, assolutamente imprescindibile… (e rispondersi onestamente). Se non esistano versioni più economiche e ugualmente soddisfacenti per i propri rigidi standard (o se questi standard non si possano un po’ ammorbidire). O anche, altra cosa che fa benissimo, se non sia possibile  costruirsi qualcosa di simile da soli. Nel periodo in cui avevo i bambini piccoli mi sono appassionata di baby carriers, tutto quello che permette di portare i bambini sulla schiena o comunque addosso senza faticare. Fasce, sling, baby bag, nominatene una, io l’ho usata. Sono diventata l’esperta mondiale in fatto di fasce, ovvio, e le ho volute provare *tutte*. Le avevo tutte, quindi, ma alla fine ho imparato a farmele da sola, e l’Aspiebaby aveva il suo mei tai estivo e quello invernale, pezzi unici e personalizzati fatti da me. Con ricadute positive non solo sul portafogli, ma anche sulle mie abilità manuali e la mia autostima. Win-win!

* NO, non sto dicendo che potete smettere di prendere il Prozac e buttarvi sugli interessi speciali. Ho usato un’iperbole, in realtà sto dicendo che gli interessi speciali sono vitali per il benessere psicologico di una persona autistica. E aiutano, quello sì. Ma se il vostro medico vi ha prescritto dei farmaci e avete dei dubbi parlatene con lui assolutamente, prima di travisare quello che leggete su un blog squinternato e neurodiverso e combinare un casino, ok?

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