Pikkoli anceli crescono

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E’ di questi giorni la notizia che una vicina a quanto pare esasperata (e forse un filino cagacazzi, nessuno lo nega) ha denunciato ai vigili urbani una famiglia il cui figlio, autistico, faceva bolle di sapone in terrazzo facendo scolare l’acqua di sotto, dove finiva nel terrazzo della vicina appunto, a piano terra.

La cosa è stata ovviamente accolta da lancio di pomodori e uova marce sui gruppi Facebook dedicati all’autismo, e gli epiteti ingiuriosi o sarcastici all’indirizzo della vicina si so’ sprecati. Qualche voce si è levata fuori dal coro in difesa del diritto di costei a non vedersi scolare giù acqua saponata o quel che è, ed una era la mia. E perché non sono d’accordo?

Be’, intanto perché in effetti esiste una legge che dice che non si può far scolare roba sui vicini dei piani sottostanti, e vi assicuro che sulla 104 al comma 3 non c’è affatto scritto “può fare il cavolo che je pare e infrangere la legge”, me la so’ letta bene. Avere una certificazione di disabilità al limite rende non imputabili o concede attenuanti se si infrange la legge, ma mi pare pacifico che bisogna evitare di farlo comunque.

Non sappiamo moltissimo della storia, per cui magari ci asteniamo dal dare giudizi specifici o definitivi, ma una cosa possiamo dirla con assoluta certezza: se il ragazzino fosse stato neurotipico, la madre invece che dai giornalisti a lamentare questa grave mancanza di cuore della vicina sarebbe andata a pulire il casino fatto dal figlio come le era stato richiesto, per evitare escalation. Invece avere un figlio autistico a quanto pare ti permette di far coprire di pece e piume virtuali chiunque osi ricordarti che pure tuo figlio un minimo di regole del vivere civile le deve rispettare pure lui, e tu con lui, basta trovare un giornalista che vuol fare un po’ di click facili.
No, non è così, ed è importante capirlo presto.

E perché è così importante? Be’, perché non so se ci avete fatto caso, ma i cuccioli che so’ così carini e batuffolosi e teneri da piccini… poi crescono. E quella che vi sembrava un’innocua marachella di cui ridere con gli amici e magari postare foto del disastro su Instagram con una caption autoironica, diventa una rottura di balle grossa così e magari pure un problema con il vicinato o comunque il prossimo. Nei casi estremi, un problema legale.
Succede lo stesso con i cuccioli di umano, tutti i cuccioli di umano: neurotipici, neurodiversi, neuroquellochevepare… un certo punto crescono, gli spuntano pure un sacco di peli in vari posti, iniziano a puzzare come solo gli adolescenti sanno fare, a urtare spigoli e nervi perché ancora non sanno prendere bene le misure, e vi assicuro, diminuirà anche la vostra indulgenza nei loro confronti, figuratevi quella del prossimo…

Questo è tremendamente importante quando il cucciolo è autistico, perché magari è più difficile che abbia la capacità di comprendere che quello che andava bene ieri, oggi non va più. O magari anche se lo comprende non ha tutta l’elasticità necessaria per riprogrammare i suoi comportamenti. E allora quello che era un bel bambino paffutello a cui gli adulti intorno alla fine, un po’ per gentilezza un po’ per obbligo perché “è autistico, non stiamo a infierire”, facevano passare alcune cose non proprio corrette, diventa un ragazzo o una ragazza, un giovane uomo o una giovane donna… che non si può più permettere quei comportamenti. Ma vaglielo a spiega’ ormai.

L’esempio classico di questo per me è Andrea Antonello, che è un ragazzo popolarissimo grazie anche ai libri scritti sulla sua storia, il poster boy dell’autismo libero e bello, in un certo senso. Andrea, se lo osservate alle trasmissioni in cui è ospite e nelle interviste, ha questo comportamento caratteristico: lui abbraccia tutti. Abbraccia tutti con entusiasmo e continua a cercare di toccare e abbracciare l’altro anche se questi da chiarissimi segni di non volere, anzi cerca di respingerlo senza far scenate davanti alle telecamere. E’ abbastanza evidente  che nessuno gli ha mai seriamente insegnato che non si può. Addirittura il libro che parla di lui si intitola “Se ti abbraccio non avere paura”, in un certo senso volendo dare una luce positiva a questa caratteristica. Che dolce, insomma, lasciatelo fare, non vi fa male.

Ora, detta chiaramente, se tu mi abbracci io non ho paura, io mi incazzo proprio. Perché decido io chi mi abbraccia, quando come e perché, non sono il peluche di nessuno. Nessuno lo è. Quindi a un bambino che ha la tendenza ad abbracciare tutti va insegnato, e alla svelta, e bene, che esiste il consenso e che non può andare ad abbracciare la qualunque random perché lo fa sentire bene. Tutti abbiamo diritto a non essere toccati se non vogliamo, e no, anche qui non c’è la dispensa papale per autistici. I concetti di bolla prossemica e di consenso non sono sorvolabili, nell’educazione. Di chiunque.

Notate bene che io ho scritto “a un bambino che ha la tendenza ad abbracciare tutti va insegnato etc”, non ho scritto “a un bambino autistico che ha la tendenza etc.”. Perché è una cosa che vale appunto per tutti, che viene data per scontata come regola di educazione (manco buona educazione, proprio educazione basic eh) per tutti i bambini per stare al mondo e fuori dai guai. E non si vede perché non dovrebbe essere lo stesso per i bambini autistici. E’ più difficile? Eh, è tutto più difficile, ma certe  cose vanno proprio fatte.
Perché oggi è un bambino carino che abbraccia e non fa paura, domani magari è un cristone alto e grosso e non è il poster boy nazionale per l’autismo, e in ogni caso s’è già detto: le persone hanno tutto il diritto di non essere toccate o abbracciate magari da perfetti sconosciuti o comunque senza il loro consenso.
E tornando al bambino e alle sue bolle di sapone, oggi è un bambino autistico e quasi tutto il mondo dell’autismo si è scagliato come un sol uomo a coprire di pece e piume la vicina cattiva, domani sarà un adulto autistico e se lo beccano a buttare roba di sotto dubito che godrà di tanta indulgenza. E saranno cavoli amari.

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