Quel che non si vede, ma c’è

Ho letto un articolo piuttosto chiaro e ben fatto che spiegava l’approccio ABA. In particolare una frase l’ho trovata interessante e illuminante:
“Queste spiegazioni (del comportamento n.d.r.) sono mentalistiche, ossia sono interpretazioni soggettive di un determinato comportamento. Oltre al fatto che potrebbero essere false o troppo semplicistiche, queste interpretazioni fanno riferimento a processi interni alla persona che non siamo in grado di osservare in modo oggettivo. 
L’ABA, invece, è osservazione oggettiva del comportamento. 
Dunque ci “limiteremo” ad osservare il comportamento, analizzando anche le condizioni ambientali in cui avviene il comportamento (l’evento che avviene prima) e la conseguenza del comportamento (l’evento che avviene dopo).”

Uhm, in effetti nei corsi ABA che ho frequentato nel tempo, ho sempre avuto la leggerissima sensazione che il BCBA docente di turno nutrisse un ecumenico disinteresse non solo per i processi interni degli autistici, ma in generale per quelli di chiunque. Non era una sensazione, mi sa.

Ora, qual è per me il problema? Che queste benedette motivazioni e processi interni non li potremo osservare, ma esistono! Non spariscono solo perché non li consideri. E, qui sta il punto, non credo si vada lontano facendolo. Sono cose importanti e anche molto utili nel lavoro psico-educativo. Se ci sono, usiamoli no?

L’ABA è comportamentale. Dello stesso “campo” della psicologia fa parte l’approccio cognitivo comportamentale. E qui noterete subito una parola in più: cognitivo. Cioè, qui si iniziano a prendere in considerazione altre componenti, che saranno pure processi non osservabili, ma appunto ci sono, sono importanti, si potrebbe dire che sono “noi”: le motivazioni, i desideri, le emozioni e i sentimenti, i ragionamenti e pensieri. Se la persona è in grado di avere un minimo di introspezione e può comunicare, ci si può lavorare sopra. Anzi, si deve.

Con i miei figli, che sono autistici livello 1, non è mai servita ABA. Siccome hanno un buon cognitivo a cui posso appellarmi, posso spiegare amorevolmente che mammina ti spezza le braccine se riprovi a comportarti così, perché non è un comportamento accettabile. E loro capiscono il concetto, credetemi. Poi certo, ci metterò anche una spruzzata di comportamentismo evitando di rinforzare il comportamento sbagliato, ma mi chiedo, e gli chiedo eccome, cosa gli passa per il cervello quando fanno una scemenza. E ce li faccio riflettere, sulle loro idee e sulle loro emozioni. Educazione cognitivo-affettiva, si chiama. Una cosa più complessa di ABA, ma gli esseri umani sono così, complessi e impegnativi. Soprattutto gli esseri umani adolescenti, e non dico altro.

Quindi: se è vero che l’efficacia indiscutibile dell’ABA sta proprio nel non considerare processi mentali non osservabili, e focalizzarsi su eventi e comportamenti osservabili, questo è anche il suo limite. Siccome tutti abbiamo delle risorse cognitive ed emotive, ne sono fermamente convinta, non siamo vegetali, nessuno di noi… credo che un buon lavoro su una persona, autistica o meno, debba considerare e agganciarsi anche a queste risorse. Un approccio ABA duro e puro senza nient’altro a stemperare lo riserverei giusto al ficus benjamino di casa mia, quello son sicura che pensieri e facoltà cognitive a cui appellarmi non ne ha.

E c’è da dire anche che l’enfasi posta sul concetto di ABA come “terapia per l’autismo” io la trovo molto strana. Considero infatti l’ABA più un metodo specifico ed efficace per insegnare in caso di disabilità cognitiva grave, perché organizza chiaramente l’apprendimento in step e allo stesso tempo ripulisce il campo da qualsiasi interferenza, in modo da guidare il bambino attraverso la modifica di condizioni ambientali, più che un metodo per l’autismo in senso specifico. E infatti, non mi stancherò di ripeterlo, l’ABA ha prove scientifiche della sua efficacia per migliorare l’adattamento e le performance cognitive dei bambini autistici, non rispetto ai tratti “core” dell’autismo. E su questi ultimi si lavora, semmai, più con altri approcci. Tra l’altro, qualunque linea guida, italiana, inglese, americana etc… vi dirà che ci vuole un intervento multidisciplinare cucito su misura per quel bambino, integrando varie metodiche, mai una sola.

Quindi per me l’ABA è utile in ambiti circoscritti, va applicata saggiamente, assieme ad altri strumenti. E non si può farne una cosa totalizzante e invasiva. Si rischia di cadere nell’eccesso che mi fu abbastanza chiaro quando una “collega madre” mi disse che era preoccupata perché il figlio, che faceva ABA di quello proprio by-the-book, però continuava ogni tanto a saltare su e giù oscillando per gioco. E qual è il problema? chiesi ingenuamente. Il problema, disse, era che “non è una cosa funzionale” e lei cercava il modo per instradarlo ogni volta verso cose “più funzionali”. Ok. Esiste il modo gentile di dire “avete scassato i cabbasisi con questa ossessione del gioco funzionale sempre e in ogni luogo?”. E’ possibile lasciare i bambini autistici essere bambini e autistici, ogni tanto? Perché sono bambini, fatevene una ragione, e autistici, fatevene una ragione #2. Con tutto il diritto di esserlo. O devono fare masking h24, e fare solo cose funzionali secondo la visione neurotipica (e ABA)? Perché è questo il punto che sfugge ai più: saltare e dondolare sono cose che per un neurotipico non sembrano funzionali, ma lo sono totalmente per un autistico. Sono un modo di fare stimming, appunto. E non c’è niente di male a farlo. Si fa perché ti fa star bene*, o perlomeno meglio (quei famosi processi mentali che l’ABA ignora, avete presente?). Quindi hanno una funzione, un’ottima funzione, fatevene una ragione #3.

In sostanza, se trovate un BCBA che dice che tutti questi comportamenti apparentemente non funzionali vanno estinti repressi o peggio puniti, o qualcosa del genere, *scappate*. E cercate per vostro figlio qualcuno più competente e aggiornato sul funzionamento autistico. Se volete o dovete fare ABA, insomma, cercate il meglio, un BCBA qualificato e aggiornato, che lavori con operatori esperti ma anche empatici, e rispettosi della neurodiversità. Proprio perché ABA è uno strumento efficace, quindi funzionerà sia se lo usino per una buona causa sia che lo usino per fare sfracelli. E poi però, consiglio spassionato, non fate solo ABA, allargate il campo anche ad approcci che complementino il lavoro con ABA, considerando che il vostro pargolo non è un ficus benjamino.

*Io ho saltato sul posto come una molla fin da bambina, nei momenti in cui ero felice. Ho smesso solo dopo i 30 anni, con la prima gravidanza, perché ormai rischiavo di spaccarmi i menischi. Ma me lo ricordo come una cosa bella. E meno male che mia madre non ha mai detto pe’ sull’argomento, probabilmente si ricordava che pure lei da piccola etc etc.

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