Buongiorno un cazzo

In foto, l’Aspiebaby con la sua tazza preferita.

Alzarsi la mattina è dura per tutti. Per qualcuno, pure di più. E quel qualcuno spesso è autistico.

Come vi ho ripetuto ormai fino allo sfinimento, una persona neurodiversa è un po’ tutta neurodiversa. Cioè le diversità non si limitano a quella coppia di “aree” indicate dal DSM 5, l’area socio-comunicativa e l’area delle condotte ripetitive e interessi ristretti. Siccome è tutto il sistema nervoso ad essere autistico, e in fondo tutto l’organismo, ci sono delle differenze anche nel funzionamento neurovegetativo.

Quando si parla di sonno-veglia, dobbiamo tenere presente che il passaggio dall’uno all’altra è contrassegnato da una specie di cambio della guardia tra i due sistemi che assieme formano il sistema nervoso autonomo: quello ortosimpatico e quello parasimpatico. Il parasimpatico, che ci ha fatto rilassare (si spera) e mantenere dormienti durante la notte, passa le consegne all’ortosimpatico, che è quello che si occupa di tenere sveglia e attiva la baracca durante il giorno. Questi due gemelli diversi in realtà convivono nel nostro organismo esercitando la loro influenza in gradi diversi sui diversi sistemi, in determinati momenti predomina uno, in altri l’altro, armoniosamente. Il passaggio dal dominio dell’uno al dominio dell’altro è qualcosa che dovrebbe, nel migliore dei mondi possibili, avvenire in modo abbastanza rapido e scorrevole, senza grossi malesseri o scossoni. Nelle persone autistiche invece possono essere due gemelli piuttosto disorganizzati e umorali.

Quindi per molti autistici svegliarsi non è così scorrevole, anche perché è un cambiamento di stato, in fondo, e a noi i cambiamenti in generale non piacciono o ci richiedono un po’ più di sforzo. I due sistemi gemelli poi possono decidere di non alternarsi ordinatamente con un ritmo di 24 ore, appunto, ma di contendersi le ore come due fratelli la Playstation. Quindi non fila tutto liscio, esattamente come la tazza dell’Aspiebaby spiega in modo egregio. Il passaggio dal sonno alla veglia può richiedere un tempo molto più lungo del normale, essere caratterizzato da senso di malessere proprio fisico marcato, e da qui un senso di nervosismo. La sensorialità può essere ancora più accentuata, con fastidio enorme per luci, odori e suoni, anche minimi. Insomma se qualcuno pensa di far bene entrando in camera vostra e alzando rumorosamente le persiane con uno squillante buongiorno principessa!… quel qualcuno è un qualcuno morto.
Tanto per spiegare cosa significhi in termini concreti “difficoltà a passare dallo stato di sonno e rilassamento a quello di veglia”, c’è chi la mattina si alza con la nausea pure se non è incint*. Per il solo fatto di essersi alzato. A me è capitato per un lungo periodo della mia vita: mi alzavo la mattina e dovevo correre in bagno in preda ai conati, con grande allarme del resto della famiglia. Ovviamente non avevo niente nello stomaco da vomitare, non ero malata, però ogni mattina la stessa storia. Tendo a pensare che fosse in particolare il nervo vago (parasimpatico), che non voleva mollare il joystick all’ortosimpatico, e quindi vai di vomito appena mi mettevo in stazione eretta e iniziavo a percepire il mondo…

Svegliare l’Asperboy è stato uno sport estremo per anni. Ci mettevo circa un’ora e mezza per riuscire a trasformare un piccolo grizzly in un ragazzino capace di intendere e di volere, e (forse) andare a scuola. Non è mica un caso se quasi tutti gli adattamenti di orario scolastico per i miei figli consistono nel farli entrare una o due ore dopo. Ancora oggi è veramente difficile per lui alzarsi la mattina, anche con tutti gli espedienti possibili (tempo, luce graduale, silenzio, qualcosa da mangiare per tirar su la glicemia etc.). Ovviamente ogni giorno la stessa routine, cerimoniosa che manco il risveglio del Re Sole. Siccome però siamo in diversi così in famiglia, la cosa non mi ha mai stupito più di tanto. E’ una forma di antipatica normalità, per me.
Per quanto riguarda me, diciamo che ce la faccio meglio, ma preferisco alzarmi una o due ore prima di tutti gli altri, se posso, così ho tempo di fare colazione nel silenzio e da sola, oppure ascoltando la “mia musica”, con la mia routine personale. Se qualcuno mi parla intorno quando ancora sono nella fase di passaggio, o peggio mi tocca, diciamo che posso diventare antipatica. Lo sbattere di un piatto o lo strusciare di una sedia spostata, che normalmente mi infastidiscono, la mattina mi fanno proprio male. E anche se mi rendo conto del problema, e mi dispiace anche, non è che ci possa fare molto per non essere così. L’unica cosa che ci posso fare è appunto, alzarmi prima di tutti e starmene da sola a fare colazione e abituarmi gradualmente alla realtà, finché non sono in grado di partecipare di nuovo al consesso umano. E buongiorno, si spera.

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