Le cassandre farlocche

Un paio di eventi questa settimana mi hanno fatto riflettere un po’ su una cosa: le predizioni di sventura sul futuro dei figli che mi facevano anni fa. Gli eventi sono stati nell’ordine: il GLO per discutere il PEI dell’Asperboy, una simBatica conversazione con una mamminaperfettina su FB, e un episodio durante la coda all’ingresso per disabili a Lucca Comics. E vediamo come si collegano queste tre cose.

Premetto anche una cosa: io ho due figli decisamente fuori dagli schemi. Mica te la danno pe’ gnente una diagnosi, figurati quando ne inanelli due o tre. Comunque: se voi incrociate la probabilità di essere autistico con quella di essere APC con quella di essere dislessico non binary etc etc etc, anche ammettendo che sono cose che un po’ tendono a viaggiare insieme, finirete per avere una probabilità moooolto bassa. Tradotto: come questi due ce ne sono pochi in giro, molto pochi. Signor*, c’ho du’ pezzi da collezione qui.

Ed è un po’ come avere due creature con 6 o 7 dita per piede: non è che le scarpe che vanno bene a tutti vadano bene anche a loro, magari glie le devi fare su misura. E quindi noi siamo qui a cercare di far scarpe su misura da quando sono nati. Mentre il resto del mondo, siccome loro apparentemente sono dei ragazzini normali, con l’aria vagamente eccentrica ma insomma, parlano camminano sorridono etc. pensa che siano come tutti gli altri, con cinque dita metaforiche. Infatti oggi, mentre eravamo in coda per i pass disabili, una signora mi ha chiesto come facevo ad avere due pass accompagnatori per un solo disabile. Perché l’Asperboy in coda con me per lei era evidente fosse un accompagnatore, e non il disabile in questione. Lei era lì con una ragazzina silenziosa per mano, il mio invece parlava e girava lì intorno quindi non era possibile che fosse disabile. Quindi persino per una persona che ha a che fare con la disabilità invisibile ogni giorno mio figlio era impossibile che rientrasse nella categoria. Ok.

Ora, arriviamo alla simpatica conversazione con Mamma Sottuttoio. Quante volte vi capita di trovare quell* che, nella realtà della vita là fuori o anche più facilmente su qualche social, si produce in giudizi non richiesti su come qualcuno gestisce i propri figli? Oppure sale in cattedra e vi racconta cosa ha fatto l*i e dovreste fare pure voi, magari perché è quello che eminenti pediatr* dicono vada fatto con le creature? E ti predice ovviamente sventure future se non fai come dice. Sembra quasi che te le auguri, anzi, così impari, genitrice scriteriata. Non serve a molto dirgli che tuo figlio ha sei dita, primo perché non ti crede (eh sì tu vuoi fare quella col figlio speciale), e secondo perché questo tipo di persone non concepisce manco l’idea che esistono persone diverse ed esigenze diverse.
Quando sei lì “dal vivo”, l’unica è sorridere e dire che c’hai judo e devi andare, quando sei su FB è più facile perché puoi chiudere la schermata e ciaone. Però diciamocelo, quest* profet* di sventura il tarlo te lo mettono a volte. Specie se hai un ragazzino che di suo è nato problematico, uno con cui sei passata dai terrible two all’adolescenza senza soluzione di continuità, e magari sei in giornata no, sei stanca morta e domani sai che si ricomincia.
La discussione di cui parlo verteva tra le altre cose, su un grande classico internettiano e non, quello del “i cellulari/tablet/computer ai bambini nooooooooo, sono il male, li drogano, i pediatri dicono non più di un’ora al giornoooo, catastrofiche conseguenze”. Detto, tra parentesi, da qualcuno che sta attaccato a uno schermo, e spesso ci sta parecchio. Ma vabbe’, sorvoliamo.

Chiariamo subito una cosa: io non ho intenzione di venirvi a dire: non è vero, sono tutte fregnacce. Lungi da me.
Io vi dico, con tutta la serenità possibile, che sono delle fregnacce *se riferite ai miei figli*. I miei figli sono stati sempre dei ragazzini collegatissimi. Video di cartoni animati (anni di Teletubbies, Dora l’Esploratrice e Masha e Orso che hanno segnato duramente *la mia psiche* semmai, non la loro), musica, videogiochi, e da un certo momento in poi anche social e disegno al computer con tavolette grafiche varie. Il cellulare peccarità solo a 11 anni…. ma tanto avevano già il computer da mo’. Mi hanno sempre raccontato qualcosa di quello che scoprivano e vedevano, io gli ho sempre detto la mia e anche criticato aspramente, ma mai proibito.

Mi hanno detto che ero maTre scriteriata? Sì.
Ho visto catastrofiche conseguenze? No.
C’è stato qualche problema? Convincerli a dormire la sera, che comunque è problematico pure senza schermi e co. con i ragazzini autistici, ma comunque facciamo del nostro meglio per gestirlo, con un po’ di attenzione.
Lo rifarei? Sì. Hanno imparato un sacco di cose, se l’Aspiebaby alle medie ha un inglese livello liceo avanzato è perché i famosi cartoni animati di Dora li guardava in inglese, e pure i video oggi. L’Asperboy sa disegnare al computer o tablet a livello semi-professionale. Si sono divertiti a modo loro, non “come dovrebbero fare tutti i bambini”, loro non sono mai stati come tutti gli altri bambini, vediamo di farcene una ragione. Hanno visto film, hanno trovato materiali infiniti per il loro interesse del momento, hanno studiato tutorial in video su tanti argomenti, hanno trovato comunità di persone simili a loro, anche degli amici, esplorano quel mondo con una grande naturalezza e allo stesso tempo con un occhio critico. E’ l’Aspiebaby ormai che mi spiega quali sono i fandom tossici, o dove impera il sessismo, e quindi da evitare, mica io a lui.
Poi leggono anche libri, visitano musei e cose del genere, anzi direi che fanno queste cose decisamente più dei coetanei, per chi si preoccupa che ne siano deprivati. Ma la vita “connessa” li interessa comunque di più.

Non so quanti siano arrivati fino qui prima di cominciare a scrivermi che non sono assolutamente d’accordo con me e che non accetteranno mai di fare come dico io, ma se ci siete arrivati intanto grazie, e poi sappiate che non vi sto dicendo di fare come me. Come me lo faccio solo io. Voi fate come voi. E’ il segreto per stare tutti bene. Anche perché che ne so quante dita dei piedi hanno i vostri figli? Io so quante ne hanno i miei, e quali scarpe servono a loro.
Quello che però vi consiglio di fare, soprattutto se avete per figli dei pezzi rari da collezione come i miei, è semmai di non farvi condizionare troppo da quello che dicono e ripetono le mamme sotuttoio, e in un certa misura anche da quello che dicono pur validissim* pediatr* o pedagogist* su articoli generici, scritti un po’ per tutti e per nessuno, ma non in modo specifico per vostr* figli*. Ascoltate tutti, ovvio, ma poi ricordatevi che * figl* li conoscete voi, e la decisione finale su cosa fare, dove andare, di cosa hanno bisogno e di cosa non hanno bisogno, è vostra. Le scarpe che vanno bene a tantissimi potrebbero non andare bene a* vostr*. E voi siete lì esattamente per capire quali scarpe vadano bene. Nessuno meglio di voi può deciderlo, visto che li conoscete da quando sono nati. Quegli altri, specie un* cagacazzi random su FB, no, non sanno praticamente nulla di loro.
Guardate che non è una questione di “avere il diritto di farlo”, è che avete il dovere di farlo. Per legge, è responsabilità vostra. Io ci sto attenta a prendere decisioni sui miei figli, perché se faccio la cazzata la pagano loro e io di riflesso, però ormai so anche, per esperienza, che è molto più probabile che decida per il meglio io che, appunto, chi non li conosce proprio o li vede una volta l’anno se va bene. Quindi nel team ci siamo noi genitori e poi l* specialist* che li seguono da vicino. Guarda caso, ci troviamo sempre piuttosto d’accordo.

E finiamo con la riunione del GLO per discutere il PEI dell’Asperboy. Trentacinque minuti secchi a sentire i suoi professori (quarta liceo) dirci quanto è bravo a scuola, quanto è cresciuto, quanto è attivo e interattivo, quanto è la persona fantastica che è. E mentre ascoltavo pensavo che ehi, lui è cresciuto come sopra, con una madre che gli lasciava guardare parecchie più ore di schermi di quanto raccomandato, e facendogli fare altre cose di cui non vi racconto ma sappiate che là fuori erano considerate dannosisssssime, perché conoscendolo bene era ed è convinta che la sua scarpa fosse quella lì. Con un figlio diverso magari avrei fatto diversamente, ma lui è l’Asperboy. E il risultato è che è venuto su bene, e pure l’Aspiebaby sta venendo su con tutte le sue difficoltà di adolescente autistico dis-tutto etc etc ma anche lui molto apprezzato da tutti i suoi prof e chi lo conosce un po’, quindi m’azzardo a dire che le profezie di sventura che mi facevano da dietro il loro schermo Fragolina89 o MammaSottuttoio, ste cassandre dei poveri, non si sono realizzate.
Quindi se per caso le incontrate, mandatele serenamente a cagare pure da parte mia, e andate dritti per la vostra strada.

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