Dunque, che l’adolescenza sia un periodo difficile si sa. Per i genitori, intendo.![]()
Noi dopo accurata indagine su gruppi di Asperger abbiamo scoperto che l’adolescenza di un autistico è pure peggio, gli ormoni su un cervello neurodiverso possono sconvolgere tutti gli equilibri conquistati fino a quel momento, in una tempesta perfetta che travolge un po’ tutta la famiglia (ce n’eravamo accorti).
In più, a quanto pare, per le ragazze è ancora peggio, perché nell’autismo gli ormoni femminili aumentano le ipersensibilità sensoriali e l’ansia, quelli maschili no.
Insomma gente, qui abbiamo beccato il pacchetto Adolescenza All Inclusive De Luxe.![]()
Mese: gennaio 2018
Scelte
La situazione è grave ma non seria. Stiamo scalando i farmaci, prima scaliamo lo stabilizzatore ed escono fuori tutta una serie di ipersensibilità aumentate. Allora scaliamo un po’ di antidepressivo e l’aumento di ipersensibilità e irritabilità rientra subito. Però esce l’ansia, fortissima. non riesce praticamente ad uscire di casa in questi giorni. Quindi ora stiamo fermi e aspettiamo la visita con il npi. Qui come te movi passa un problema e ne esce un altro. Scalare farmaci non è una passeggiata de salute, a quanto pare.
Nel frattempo, lei sta a casa. Non esce quasi da camera sua, disegna tanto, gioca con il suo nuovo videogioco preferito, un po’ ci vuole vedere un po’ no. Però sta meglio di umore, è tornata più allegra, più creativa, ciarliera. Parla con noi, quando vuole ovvio, ma mi chiama per farmi vedere i disegni (bellissimi) che fa. Sta sperimentando nuovi stili, dice. Parla con la sorella, ridono insieme. Ci sono anche momenti no, quando devo farle fare qualcosa che non vuole tipo prendere i farmaci (gli antidolorifici per il ciclo, i farmaci residui). Allora la cosa escala molto rapidamente. Ma rispetto a prima è meglio. E’ già più la ragazzina che conosco, la mia ragazzina.
La cosa difficile è la scuola: se non va più a scuola, quest’anno lo perde ormai. E sto iniziando a pensare che ok, va bene, lo perde. Non si può mandare a scuola una ragazzina in preda a quest’ansia, a questo malessere, solo per l’ansia (nostra) che perda l’anno. Se devo mettere su un piatto della bilancia la salute mentale di mia figlia e su quell’altro la sua istruzione (teorica, perché tanto così non è che riesca ad imparare, fa solo atto di presenza), scelgo la salute. Non che abbia molta scelta, in realtà, lei a scuola non ci va e basta al momento ^^
Spero di riuscire a farlo capire ai suoi insegnanti: a questo punto della corsa non c’è altro da fare, non c’è modo di farla andare a scuola. E’ oltre il limite dell’esaurimento, la corda a furia di tirarla si è spezzata. L’ho già visto succedere, con lei, anni fa, ci sono voluti mesi, letteralmente, per uscirne. E sono stati fatti troppi errori senza volere e troppi se ne continuano a fare, mettendola in condizioni intollerabili per lei. Non credo ci sia il miracolo dietro l’angolo, solo tanta, tanta pazienza ormai. Fermiamoci, cerchiamo di capire cosa la aiuta, e ripartiamo da lì. La scuola se ci vuole ci aspetta, sennò pace.
Aspermom and Murphy
Vai in giro con uno zaino da sherpa contenente tutti i possibili kit per tutte le possibili emergenze: non succede mai niente.
Ti rompi le palle di portare in giro trentordici chili di roba e finalmente esci con una borsettina le chiavi il cellulare: le sette piaghe d’Egitto in un pomeriggio (e il cellulare scarico).
Grazie maestra
“Maestra A.? Buonasera, scusi il disturbo, sono la mamma di B. Sì, B. anche oggi non ne voleva sapere di venire a scuola, proprio no. Senta, B. voleva parlare con lei, se possibile. Ecco, lo so che la psicologa scolastica ha detto che sarebbe meglio che non vi sentiste anche al telefono perché non si sa se l’anno prossimo lei sarà sempre la sua maestra di sostegno ma abbia pazienza, con tutto il rispetto che ho per gli psicologi, a me sembra una stronzata che mia figlia non possa affezionarsi ad una maestra perché “non si sa se” (la maestra A. ride). Allora tanto vale che nessuno di noi si affezioni a nessuno perché forse… ecco, sì, ci siamo capite. Le passo B., grazie per la disponibilità”
Comfort zone
Oggi siamo uscite, Aspergirl ed io, siamo andate in un negozio “sicuro”, che conosce, e lei ha chiesto se avevano un videogioco che le piace. Lo avevano, lo ha preso, lei ha ringraziato, preso il gioco, salutato.
Di solito dovevo farlo sempre io, entrare, chiedere, comprare etc. Ma adesso stiamo lavorando sulle autonomie, e quindi sta imparando a farlo lei.
E’ una vera e propria operazione militare eh, a casa abbiamo pensato a dove e come iniziare, abbiamo studiato le possibilità, fatto le prove, deciso il piano A e il piano B. Manco la SWAT ![]()
Al prossimo giro, fumetteria. Prima o poi, andrà da sola, lo so.
Baby steps, baby steps ![]()
(immagine di Sarah’s Scribbles )

A caccia di unicorni
L’ultima cosa che me deve capita’ sotto gli occhi quando sto rigirata è il classico post di benintenzionato ignorante che propugna le passeggiate nel bosco al posto degli psicofarmaci per la depressione.
Che io ve ce manderei davvero, a passeggio giulivi nel bosco, e magari vi ci perdeste forever!
(foto di IFuckinLoveScience)

Aspie fesciòn #2
I pantaloni sportivi di felpa con coulisse in vita e tasche: 9.90 euro, con mastercard.
L’espressione della cassiera quando glie ne allinei davanti 8 paia, tutti uguali, neri e chiosi per rassicurarla “mia figlia si mette solo questi”: non ha prezzo. ![]()
The sound of music
Primo giorno per S. con la musica in cuffia a scuola per gestire i momenti di sovraccarico sensoriale e le difficoltà di concentrazione.
Dice che con la musica in cuffia finalmente riesce a lavorare in modo più metodico, senza si perde, non “vede” i dati, non riesce ad ordinare le sequenze di cose da fare… Con la musica invece è riuscita a fare le cose.
Così mi sono ricordata che anche io ho l’abitudine quando posso di ascoltare un certo brano di musica barocca, sempre lo stesso, per lavorare. Senza, è come se fossi persa tra troppe cose da fare, con quella musica lì è come se avessi un metronomo che mi manda il cervello al numero di giri giusto e le cose si dipanano senza sforzo.
Vedi a volte quanto basta poco… e come torna tutto…
La mia piccola Amelie
“Mamma, senti, parliamo delle cose belle di S. Perché ho pensato, ma perché parliamo sempre delle cose brutte di S.? Parliamo anche delle cose belle”
Mia figlia è un genio. Period. ![]()
(avevo appena finito di spiegarle per l’ennesima volta perché la sorella spesso è molto nervosa o perde le staffe)
Let’s stim again!
Cosa significa trovare delle maestre disponibili ed elastiche di mentalità. Oggi B., diagnosi di ADHD e dislessia ma comunque con qualche consistente tratto di stimming (il minimo sindacale con una madre ed una sorella Aspie
) ed in un periodo di rifiuto della scuola, ha portato il ciuccio a scuola su suggerimento della maestra di sostegno. Ed i suoi compagni di classe quando l’hanno vista le hanno anche detto che è carina con il ciuccio.
Con il suo adorato ciuccio è riuscita finalmente a scrivere tantissimo, mi ha detto. Perché la stabilizza, la aiuta a concentrarsi e a non innervosirsi, dico io. Le tiene il sistema nervoso al numero giusto di giri. E quindi, aggiungo, lasciateglielo sta’, che funziona e funziona bene, toglierlo sarebbero più problemi che vantaggi.
(sì lo so che esistono altri supporti per la stimolazione orale che non somigliano a ciucci, più “socialmente accettabili”, li abbiamo e li ha provati, ma lei dice che non sono affatto la stessa cosa, non funzionano affatto bene come il ciuccio. E allora per me che ciuccio sia, finché le serve o finché non trova un altro modo; io ho smesso di ciucciare il pollice tra i 12 ed i 14 anni, sostituendolo poi con movimenti continui della mandibola, anche lei troverà la sua strada alla fine…)