Educare all’inclusione ed all’accettazione non è facile come pensa molta gente. Non è facile perché non basta insegnare due o tre principi melensi, richiede di abbandonare molti luoghi comuni, domandarsi continuamente il significato di quel che si sta dicendo, analizzare le parole, avere voglia e tempo di mettersi lì a spiegare concetti non così scontati, che a volte sembrano cozzare contro il senso comune o ci cozzano proprio (quando il senso comune è quello stile Serracchiani).
L’educazione all’inclusione non ha niente a che vedere con imparare a dire buongiorno e grazie o sedersi composti a tavola, ed ecco perché potete trovare bambini apparentemente educatissimi ma che poi sono delle zappe quando si tratta di confrontarsi con la diversità. Bambini che non si fanno problemi a definire “somara” una bambina dislessica, perché magari lo hanno sentito dire genericamente dagli adulti educanti della loro vita, o gli adulti si sono dimenticati di spiegargli che ci sono molti motivi per cui una bambina non legge…
Epiphany #2
Asperger anche la B.
❤
Ed è incredibile (e bello) quanto siano diverse tra loro le sorelle, pur Aspie entrambe
❤
[update: no, non è Aspie, abbiamo scoperto più avanti che è autistica ad alto funzionamento. L’Asperger è classificato come autismo lieve, l’autismo ad alto funzionamento… no. Ma è sempre lei ❤ ]
L’armadio anche no
C’è una discussione nel mondo autistico sull’opportunità o meno di uscire allo scoperto con la propria condizione di neurodiversità, o restare nell’armadio per evitare le conseguenze, inevitabili e a volte sgradevoli, del mettere a parte il mondo di qualcosa che spesso non capisce, o che rischia di essere usato contro di te (“tutto quello che dirai etc etc”). Tante storie, tanti punti di vista.
Io ho capito solo che ho messo al mondo due figlie neurodiverse, e l’opzione che loro debbano passare la vita nell’armadio non la voglio nemmeno considerare. Quindi devo iniziare ad uscire io, un po’ alla volta, dobbiamo uscire un po’ tutti. Alla fine, quando sei un genitore di autistico diventi attivista in un modo o nell’altro, per forza di cose. ^^
Motivazione
L’Aspergirl oggi ha telefonato al veterinario e gli ha spiegato che il cane si lamenta, piange da ieri sera, insomma non sta bene. E ha detto a suo padre dammi i soldi, ce lo porto io dal veterinario.
Esatto, quella che agli estranei non chiede manco l’ora, quella che non esce manco di casa per giornate intere, quella lì. Ma per il cane…
Ora ha detto che vuole entrare da sola dal veterinario per vedere come se la cava.
La adoro quando fa così. ![]()
Santa pazienza
Insegnante di sostegno che non conosce mia figlia e le si avvicina durante l’ora di spagnolo “Piccola, dai, tranquilla, facciamo un piccolo gioco, tu fai così, io faccio cosà e poi…”
Lei “Senta, non sono un cane, sono affetta da sindrome di Asperger, e non da demenza senile”
“Ah ok…”
S., rivolta alla prof di spagnolo “Proooff POSSO ANDARE IN BAGNO?”
XD
(sì, è tremenda XD Sì lo so, povera insegnante che era lì animata dalle migliori intenzioni e s’è beccata ‘sta vangata. Ma come mi diceva S. “Mamma, devi riconoscere che sono stata paziente, era almeno la quarta o quinta volta che mi trattava così, io cerco sempre di far capire che sono come gli altri, ma oggi mi so’ stufata…”)
La saga continua
La saga del pidocchio però continua oltre la morte. Siccome è un’Aspie fatta e finita, S. non si fida, continua a sentirsi prudere la testa ora qui ora là, e insomma da ieri sera ho dovuto farle il trattamento olio + shampoo due volte, con multipli shampoo ogni volta, più quello con shampoo allo zolfo stamattina.
In testa a mia figlia ci dev’essere un deserto nucleare, al momento, ma lei continua a passarsi quel pettinino maledetto osservandolo con aria critica ogni volta. Di tornare a dormire nel suo letto per ora non se ne parla, si campeggia in soggiorno con una traversina igienica fregata ai cani sotto la testa, per sicurezza. In sottofondo la lavatrice continua a macinare bucati della qualunque.
Abbiamo deciso che ci faremo un fumetto sopra, prima o poi. ![]()
(ovviamente, anche con il punto di vista del povero pidocchio)
In memoriam
In memoria di quell’unico pidocchio temerario che di tutte le capocce possibili ha scelto proprio quella della nostra Aspergirl, causando una delle crisi di panico più serie degli ultimi mesi. Ma non tutto il male vien per nuocere, e grazie a lui non solo l’Aspergirl ha deciso di lavarsi più spesso, ma ha anche scoperto, causa necessità di levarsi i vestiti e restare in mantellina di plastica per il trattamento, che tutto sommato si riesce a sopravvivere anche senza maglietta, e quindi ha detto che può fare l’ECG per la visita sportiva (finora è stato impossibile perché rifiutava di togliersi la maglietta, e senza quello niente tiro con l’arco).
Grazie, pidocchietto, ti ricorderemo sempre con affetto.
Aspie mornings…
![]() Ce la faremo a tirarla fuori dal letto?
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The perfect storm
Dunque, che l’adolescenza sia un periodo difficile si sa. Per i genitori, intendo.![]()
Noi dopo accurata indagine su gruppi di Asperger abbiamo scoperto che l’adolescenza di un autistico è pure peggio, gli ormoni su un cervello neurodiverso possono sconvolgere tutti gli equilibri conquistati fino a quel momento, in una tempesta perfetta che travolge un po’ tutta la famiglia (ce n’eravamo accorti).
In più, a quanto pare, per le ragazze è ancora peggio, perché nell’autismo gli ormoni femminili aumentano le ipersensibilità sensoriali e l’ansia, quelli maschili no.
Insomma gente, qui abbiamo beccato il pacchetto Adolescenza All Inclusive De Luxe.![]()
Scelte
La situazione è grave ma non seria. Stiamo scalando i farmaci, prima scaliamo lo stabilizzatore ed escono fuori tutta una serie di ipersensibilità aumentate. Allora scaliamo un po’ di antidepressivo e l’aumento di ipersensibilità e irritabilità rientra subito. Però esce l’ansia, fortissima. non riesce praticamente ad uscire di casa in questi giorni. Quindi ora stiamo fermi e aspettiamo la visita con il npi. Qui come te movi passa un problema e ne esce un altro. Scalare farmaci non è una passeggiata de salute, a quanto pare.
Nel frattempo, lei sta a casa. Non esce quasi da camera sua, disegna tanto, gioca con il suo nuovo videogioco preferito, un po’ ci vuole vedere un po’ no. Però sta meglio di umore, è tornata più allegra, più creativa, ciarliera. Parla con noi, quando vuole ovvio, ma mi chiama per farmi vedere i disegni (bellissimi) che fa. Sta sperimentando nuovi stili, dice. Parla con la sorella, ridono insieme. Ci sono anche momenti no, quando devo farle fare qualcosa che non vuole tipo prendere i farmaci (gli antidolorifici per il ciclo, i farmaci residui). Allora la cosa escala molto rapidamente. Ma rispetto a prima è meglio. E’ già più la ragazzina che conosco, la mia ragazzina.
La cosa difficile è la scuola: se non va più a scuola, quest’anno lo perde ormai. E sto iniziando a pensare che ok, va bene, lo perde. Non si può mandare a scuola una ragazzina in preda a quest’ansia, a questo malessere, solo per l’ansia (nostra) che perda l’anno. Se devo mettere su un piatto della bilancia la salute mentale di mia figlia e su quell’altro la sua istruzione (teorica, perché tanto così non è che riesca ad imparare, fa solo atto di presenza), scelgo la salute. Non che abbia molta scelta, in realtà, lei a scuola non ci va e basta al momento ^^
Spero di riuscire a farlo capire ai suoi insegnanti: a questo punto della corsa non c’è altro da fare, non c’è modo di farla andare a scuola. E’ oltre il limite dell’esaurimento, la corda a furia di tirarla si è spezzata. L’ho già visto succedere, con lei, anni fa, ci sono voluti mesi, letteralmente, per uscirne. E sono stati fatti troppi errori senza volere e troppi se ne continuano a fare, mettendola in condizioni intollerabili per lei. Non credo ci sia il miracolo dietro l’angolo, solo tanta, tanta pazienza ormai. Fermiamoci, cerchiamo di capire cosa la aiuta, e ripartiamo da lì. La scuola se ci vuole ci aspetta, sennò pace.
