Ieri l’Aspergirl è riuscita ad entrare in fumetteria (con me) e chiedere un fumetto. Non ce lo avevano e quindi ci si torna oggi (però ne ha trovato un altro e lo ha preso e pagato). Yeah, thumbs up!!
La cosa molto Asperger (ed anche un po’ buffa, a posteriori) è stata che mentre stavamo andando verso il negozio, e ripassavamo le possibilità, cosa chiedere, come etc. abbiamo incrociato suo padre che andava agli allenamenti.
Come lo ha visto si è bloccata ed ha iniziato a dire “merda! Non era previsto! Questo non era previsto! Basta, torniamo a casa!!!”
C’è voluto del bello e del buono per farla calmare e continuare con il programma, ma ho pensato che se non diventa più flessibile rischia di perdersi un bel po’ di cose belle… Cioè va bene prevedere tutte le eventualità e gli imprevisti, studiare prima gli scenari etc. ma poi dovrà anche imparare a non farsi sconvolgere dall’imprevisto non previsto nonostante tutte le previsioni… perché non riusciremo MAI a prevedere tutto ![]()
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Mese: gennaio 2018
Hurdles
Curarsi o non curarsi? Curarsi come, da chi?
Non è un problema da poco, per una donna Asperger.
Le donne Asperger non vanno volentieri dal medico, perché spesso i sintomi che riferiscono non vengono presi sul serio o vengono fraintesi. Vengono prese per esagerate, o per ipocondriache, o per isteriche, e spesso ricevono diagnosi sbagliate proprio perché le cose che dicono non vengono credute o non vengono correttamente interpretate. Le donne autistiche hanno paura che il medico, se loro dicono di essere autistiche, la bolli come una “diagnosi di moda”, non ci creda, risponda “ma no, lei non può essere autistica” oppure semplicemente ci creda ma non sappia assolutamente cosa fare, quali sono le peculiarità dell’autismo. Hanno paura che vengano prescritti farmaci che potrebbero nel loro caso dare effetti avversi molto pesanti e non conosciuti, o non riconosciuti, perché l’uso e gli effetti dei farmaci sul sistema nervoso autistico sono poco studiati.
Le donne autistiche spesso hanno più bisogno di sostegno psichiatrico o psicologico, rispetto alle nt, eppure è molto difficile per loro trovarlo.
Eccheccavolo
Educare all’inclusione ed all’accettazione non è facile come pensa molta gente. Non è facile perché non basta insegnare due o tre principi melensi, richiede di abbandonare molti luoghi comuni, domandarsi continuamente il significato di quel che si sta dicendo, analizzare le parole, avere voglia e tempo di mettersi lì a spiegare concetti non così scontati, che a volte sembrano cozzare contro il senso comune o ci cozzano proprio (quando il senso comune è quello stile Serracchiani).
L’educazione all’inclusione non ha niente a che vedere con imparare a dire buongiorno e grazie o sedersi composti a tavola, ed ecco perché potete trovare bambini apparentemente educatissimi ma che poi sono delle zappe quando si tratta di confrontarsi con la diversità. Bambini che non si fanno problemi a definire “somara” una bambina dislessica, perché magari lo hanno sentito dire genericamente dagli adulti educanti della loro vita, o gli adulti si sono dimenticati di spiegargli che ci sono molti motivi per cui una bambina non legge…
Epiphany #2
Asperger anche la B.
❤
Ed è incredibile (e bello) quanto siano diverse tra loro le sorelle, pur Aspie entrambe
❤
[update: no, non è Aspie, abbiamo scoperto più avanti che è autistica ad alto funzionamento. L’Asperger è classificato come autismo lieve, l’autismo ad alto funzionamento… no. Ma è sempre lei ❤ ]
L’armadio anche no
C’è una discussione nel mondo autistico sull’opportunità o meno di uscire allo scoperto con la propria condizione di neurodiversità, o restare nell’armadio per evitare le conseguenze, inevitabili e a volte sgradevoli, del mettere a parte il mondo di qualcosa che spesso non capisce, o che rischia di essere usato contro di te (“tutto quello che dirai etc etc”). Tante storie, tanti punti di vista.
Io ho capito solo che ho messo al mondo due figlie neurodiverse, e l’opzione che loro debbano passare la vita nell’armadio non la voglio nemmeno considerare. Quindi devo iniziare ad uscire io, un po’ alla volta, dobbiamo uscire un po’ tutti. Alla fine, quando sei un genitore di autistico diventi attivista in un modo o nell’altro, per forza di cose. ^^
Motivazione
L’Aspergirl oggi ha telefonato al veterinario e gli ha spiegato che il cane si lamenta, piange da ieri sera, insomma non sta bene. E ha detto a suo padre dammi i soldi, ce lo porto io dal veterinario.
Esatto, quella che agli estranei non chiede manco l’ora, quella che non esce manco di casa per giornate intere, quella lì. Ma per il cane…
Ora ha detto che vuole entrare da sola dal veterinario per vedere come se la cava.
La adoro quando fa così. ![]()
Santa pazienza
Insegnante di sostegno che non conosce mia figlia e le si avvicina durante l’ora di spagnolo “Piccola, dai, tranquilla, facciamo un piccolo gioco, tu fai così, io faccio cosà e poi…”
Lei “Senta, non sono un cane, sono affetta da sindrome di Asperger, e non da demenza senile”
“Ah ok…”
S., rivolta alla prof di spagnolo “Proooff POSSO ANDARE IN BAGNO?”
XD
(sì, è tremenda XD Sì lo so, povera insegnante che era lì animata dalle migliori intenzioni e s’è beccata ‘sta vangata. Ma come mi diceva S. “Mamma, devi riconoscere che sono stata paziente, era almeno la quarta o quinta volta che mi trattava così, io cerco sempre di far capire che sono come gli altri, ma oggi mi so’ stufata…”)
La saga continua
La saga del pidocchio però continua oltre la morte. Siccome è un’Aspie fatta e finita, S. non si fida, continua a sentirsi prudere la testa ora qui ora là, e insomma da ieri sera ho dovuto farle il trattamento olio + shampoo due volte, con multipli shampoo ogni volta, più quello con shampoo allo zolfo stamattina.
In testa a mia figlia ci dev’essere un deserto nucleare, al momento, ma lei continua a passarsi quel pettinino maledetto osservandolo con aria critica ogni volta. Di tornare a dormire nel suo letto per ora non se ne parla, si campeggia in soggiorno con una traversina igienica fregata ai cani sotto la testa, per sicurezza. In sottofondo la lavatrice continua a macinare bucati della qualunque.
Abbiamo deciso che ci faremo un fumetto sopra, prima o poi. ![]()
(ovviamente, anche con il punto di vista del povero pidocchio)
In memoriam
In memoria di quell’unico pidocchio temerario che di tutte le capocce possibili ha scelto proprio quella della nostra Aspergirl, causando una delle crisi di panico più serie degli ultimi mesi. Ma non tutto il male vien per nuocere, e grazie a lui non solo l’Aspergirl ha deciso di lavarsi più spesso, ma ha anche scoperto, causa necessità di levarsi i vestiti e restare in mantellina di plastica per il trattamento, che tutto sommato si riesce a sopravvivere anche senza maglietta, e quindi ha detto che può fare l’ECG per la visita sportiva (finora è stato impossibile perché rifiutava di togliersi la maglietta, e senza quello niente tiro con l’arco).
Grazie, pidocchietto, ti ricorderemo sempre con affetto.
Aspie mornings…
![]() Ce la faremo a tirarla fuori dal letto?
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